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a cura di Gian Carlo Zanon

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Poesie | 27/01/2012 - 14:45

27 gennaio - GIORNATA DELLA MEMORIA - per non dimenticare...

DA DOMANI...

Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi sarò contento. A che serve essere tristi, a che serve?
Perché soffia un vento cattivo?
Perché dovrei dolermi oggi, del domani?
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro, forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi, oggi sarò contento e ad ogni amaro giorno dirò...da domani sarò triste.
Oggi no!

- Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941 -
Varie | 26/01/2012 - 19:15

Shoah: pulsione di annullamento e ribellione

di Gian Carlo Zanon

Come ogni anno il 27 gennaio viene celebrato come ‘giorno della memoria’. Tutto giusto, niente da dire, sicuramente questa giornata di riflessione è necessaria per cercare di capire questa tragedia umana e per ribadire il rifiuto assoluto verso un pensiero delirante che ha permesso la shoah. Quindi momento di ricordo storico necessario anche se certamente non sufficiente a colmare il sentimento di orrore che ogni anno incrina le nostre ‘certezze’ sulla capacità della ragione di essere il baluardo della pazzia che genera il disumano.
Neppure parole come l’ebraico ‘shoah’, ne tantomeno ‘olocausto’(sacrificio), possono servire per narrare alla nostra mente la verità sull’orrore di quegli anni. Certamente il termine verbale ‘shoah’, che sta per ‘desolazione, catastrofe, disastro’, non è in grado di rappresentare la verità su quella realtà così mostruosa da risultare assurda ed incomprensibile.
Servirebbero altre parole capaci di evocare meglio e di più i volti di circa sei milioni di ebrei, e almeno altri due milioni di esseri umani tra, omosessuali, seguaci di Geova, dissidenti politici, persone con handicap fisici o psichici, ecc., fatti letteralmente sparire dalla faccia della terra. Servirebbero altre parole che contengano un riferimento all’umano che la parola ‘shoah’ non ha: i vocaboli ‘desolazione, catastrofe, disastro’ non si riferiscono a realtà umane. Per dare un’immagine più definita basterebbe far seguire le tre parole dall’aggettivo ‘umano’. Ma ancora non sarebbe sufficiente per far apparire la verità vera.
Si rimane sempre lì ascoltando il suono di queste parole a chiedersi perché è successo? Perché tutti o quasi tutti – il Vaticano ne è un fulgido esempio - in tutto il mondo hanno voltato la faccia dall’altra parte per non vedere? Qual è stato il virus invisibile che, come nel romanzo di Saramago ‘Cecità’, ha causato un’epidemia che ha accecato milioni di esseri umani consentendo queste atrocità?
E poi altre domande dovrebbero seguire: ciò che è successo è servito per creare per sempre un antidoto? Abbiamo i mezzi razionali, civili ed etici per far in modo che l’orrore non si ripeta mai più? Possiamo essere certi che non possa più accadere che esseri umani, legittimati dalle istituzioni e dalla stragrande adesione morale di milioni di cittadini, uccidano sadicamente e facciano sparire altri esseri umani?
Sappiamo che la risposta a queste ultime domanda è negativa, lo dicono centinaia di accadimenti che sono sotto gli occhi di tutti noi. Basti pensare alla tragedia che ci è più vicina, così vicina che nessun politico ne parla e che è nascosta dai media: i campi di concentramento nel deserto libico ‘creati’, in aperta violazione della Convenzione di Ginevra del 1954 oltre che della Costituzione Italiana, dagli accordi del precedente governo con Gheddafi. La legge sui ‘respingimenti’ ha fatto in modo che in territorio libico, si ricreassero, pagati da tutti noi contribuenti, veri e propri campi di concentramento che hanno causato morte e sofferenze inaudite a coloro che, spogliati dalla qualità di umano, venivano e vengono tuttora definiti sommariamente ‘clandestini’.

 

Se si vuole realmente onorare i milioni di esseri umani uccisi vilmente dai loro simili ci si deve  necessariamente chiedere i motivi della cecità anaffettiva che ha generato, genera e continuerà a generare queste mostruosità . Per non rendere vano e depauperare, ritualizzandolo, ‘il giorno della memoria’ si deve necessariamente andare a fondo cercando le intenzionalità inconsce che presiedono alle motivazioni coscienti, razionali e culturali che hanno permesso e continuano a permettere epurazioni ‘razziali’, eccidi ‘tribali’, pogrom ‘religiosi’, genocidi ‘etnici’, che, se sono numericamente inferiori a ciò che successe in Europa tra il 1939 e il 1945, certamente non sono inferiori per atrocità, né sono diverse nelle loro motivazioni inconsce. Si è voluto virgolettare gli aggettivi ‘razziali’, ‘tribali’, ‘religiose’, ‘etnici’, perché sono falsi e fuorvianti. Sotto queste parole si nasconde la ‘percezione delirante’ che ‘trasforma’ fantasticamente il diverso da sé, in un essere diseguale ed inferiore, non appartenente alla ‘razza’ di colui che agisce la pulsione di annullamento. Pulsione di annullamento che è inconscia e che nega la realtà umana dell’altro da sé.

Ciò che ha detto a Lipsia il 18 marzo 2011 la psichiatra Hanna Homberg presentando ‘Todestrieb und Erkenntnis’, l’edizione tedesca di ‘Istinto di Morte e Conoscenza’ di Massimo Fagioli, può aiutarci a capire l’eziopatogenesi di questa malattia psichiatrica che quando assume ‘forme epidemiche’ porta, come accaduto durante il nazifascismo, alla distruzione fisica di milioni di esseri umani ‘colpevoli’ di non rispondere ai requisiti di coloro che si ritengono una ‘razza eletta’. Secondo la Homberg, questo libro scritto nel ’70, dà risposte ai tanti che in Germania fanno ancora i conti con il raccapricciante fenomeno del nazismo: “Le radici pulsionali dell’anaffettività, scoperte da Fagioli, potrebbero dare una risposta estremamente importante e innovativa alla loro domanda “come è potuto accadere”, evitando però ogni pessimismo su una natura umana sempre pensata come necessariamente malvagia ed aggressiva.(…) Solo se è privo di vitalità, - ha continuato la psichiatra tedesca - l’essere umano attua la pulsione di annullamento che è potenziale causa di lucidità distruttiva”.
Queste “ricerche scientifiche importantissime – dice la Homberg - di cui questo libro coraggioso è espressione fondamentale” spiegano il farsi nell’essere umano malato di una ‘percezione delirante’ che deformano le qualità umane dell’altro da sé. Una volta annullata la realtà umana l’altro non è più un essere umano ma un animale da sfruttare fino alla morte come facevano i nazisti - che chiamavano gli ebrei ‘scarafaggi’ - e come vorrebbe fare il neoliberalismo modello Marchionne.
Parafrasando un famoso aforisma di Brecht si potrebbe dire: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi respinsero i clandestini e stetti zitto perché avendo il colore della pelle diverso dal mio non erano esseri umani come me. Poi tolsero il lavoro agli operai e ne fui sollevato perché i loro scioperi mi erano fastidiosi. Poi licenziarono anche i quadri impiegatizi, quei ‘Quarantamila’ che, rompendo, nell’ottanta, il fronte sindacale, permisero che Romiti generasse Marchionne, ed io non dissi niente per non mettere a repentaglio la mia carriera. Poi, un giorno vennero a prendere anche me, che facevo il giornalista ed avevo sempre coperto queste sparizioni e assecondato il potere economico …e non c’era rimasto nessuno che mi potesse aiutare.”
Esagerato? Forse, ma è meglio preoccuparsi prima che fingere di meravigliarsi poi. Non ci deve dimenticare che dietro i nazisti della Germania hitleriana c’erano capitani di industria come i Krupp e che dietro il governo fantoccio di Vichy c’era fabbriche importanti come quelle di automobili della stirpe Renault, i quali utilizzavano i prigionieri politici , gli ebrei, i prigionieri di guerra e i deportati delle nazioni dominate, come manovalanza a bassissimo costo. Il film ‘Schindler’s List’, diretto da Steven Spielberg, racconta molto bene queste ‘consuetudini industriali’.
La pulsione di annullamento scoperta da Massimo Fagioli di cui parla la psichiatra Homberg, se non viene denunciata come malattia della psiche che può venire curata, finisce per essere legittimata ed utilizzata da coloro che si servono del disumano per i loro affari più sporchi in nome della ragione utilitaristica.
Se, in tutto il globo, non si fermano i mandanti della finanza e i politici loro complici, che ‘vedono’ l’umanità solo come quel numero marchiato a fuoco sugli avambracci degli ebrei, i prossimi campi di concentramento non saranno più pieni di categorie ‘razziali’ o ‘etniche’ o religiose ma serviranno a richiudere e poi a far sparire coloro che saranno espulsi dal ‘sistema neocapitalista’. Come scrisse nel lontano 1997 Viviane Forrester, nel suo saggio ‘L’orrore economico’: “Una quantità sempre crescente  di essere umani non è già più necessaria al piccolo numero che, plasmando l’economia, detiene il potere. Una folla di esseri umani si ritrova così, secondo la logica imperante, senza una ragionevole ragione di vita in questo mondo dove sono comunque nati. Per ottenere la facoltà di vivere, per averne i mezzi, dovrebbero poter rispondere ai bisogni delle reti che governano il pianeta, a quella dei mercati. Il fatto è che i mercati non rispondono più alla loro presenza e non hanno bisogno di loro. O di pochissimi e di sempre meno di loro. La loro vita non è più “legittima” ma solo tollerata. Fastidiosa …”.
E questo ‘fastidio’ per gli handicappati, per gli ebrei, per gli zingari e per coloro che non producendo Pil non rispondevano al paradigma nazista e capitalista fu creato culturalmente dalla propaganda mediatica di quei governi che poi eliminarono questi ‘esseri fastidiosi’ facendoli letteralmente sparire nei forni crematori.
Solo chiamando le cose con il proprio nome, cioè chiamando il ‘neocapitalismo globalizzato’ nuovo razzismo legittimato dalla Casta politica, ci si può ribellare e rifiutare il disumano mascherato da ragione utilitaristica e da ragion di stato, fermando così una ennesima catastrofe umana che è inscritta in questa ‘logica razionale’.
Per fare questo ci deve curare dalla pulsione di annullamento che investe i nostri simili cancellandone l’uguaglianza primaria tra esseri umani. Per non vedere mai più sorgere quelli che venivano chiamati ‘campi di lavoro’, dove sui cancelli c’era scritto “Il lavoro vi renderà liberi”, ci si deve prendere la responsabilità non solo dei nostri atti ma anche delle nostre intenzionalità inconsce e dei nostri sogni.

Pubblicato su Dazebao News il 26 gennaio 2012 http://www.dazebaonews.it/dazebao-news/societa/item/8156-shoah-pulsione-di-annullamento-e-ribellione

Varie | 23/01/2012 - 10:26

Shoah. Se il ricordo diventa memoria …

di Gian Carlo Zanon

Tra qualche giorno, il 27 gennaio, verrà celebrato, come tutti gli anni il ‘giorno della memoria’, per ricordare e far sapere, a chi non ha vissuto l’esperienza del nazismo e della shoah, i tragici accadimenti che videro protagonisti esseri umani di etnia e/o di religione ebraica.
Vorremmo qui, in queste pagine, partecipare a modo nostro a questa giornata, cercando di capire, più profondamente possibile, cosa fu la shoah, e cosa fare perché questo immenso dramma storico, per il numero dei morti e per la crudeltà, non venga né annullato, né mistificato, né abbia una valenza ipocrita nel cuore e nella mente degli italiani.
Anche se, apparentemente, queste tragedie appartengono ad un passato lontano da noi che viviamo in un paese, apparentemente, democratico, non sconquassato da guerre tribali, né da ‘pulizie etniche’, in realtà, sappiamo benissimo, che tutto questo non è un fatto temporale, ma meramente spaziale, in quanto ciò che è accaduto agli ebrei cinquant’anni fa, è accaduto solo qualche anno fa nel Ruanda, o nella vicina ex Iugoslavia, è accaduto di nuovo in modo numericamente minore ma non in modo meno disumano e crudele.
Tutto questo per dire che, se ciò che è accaduto continua ad accadere, significa che raccontare la storia e ricordarla, nel modo in cui è stato fatto finora, non è servito a nulla o è servito troppo poco. Ci chiediamo che differenza ci sia tra i proclami contro gli extracomunitari dei leghisti in camicia verde e i proclami  contro il popolo ebraico o polacco dei nazisti in camicia nera.
Questa è un’altra dimostrazione che la storia ricordata in questo modo non è servita a nulla: subumani erano gli ebrei per i tedeschi, subumani sono gli extracomunitari per buona parte degli italiani, subumani perché di un dio minore sono i mussulmani per i cattolici. Lo ha detto nel discorso di Ratisbona Ratzinger, il loro pastore tedesco.
Se è importantissimo che vi sia il giorno della memoria per ricordare la shoah, come momento di riflessione sul passato, è anche indispensabile che questa giornata divenga un momento di riflessione e di ricerca su cosa e chi intorno a noi vuole costantemente ripristinare differenze razziali, etniche e religiose che hanno il solo scopo di far si che una certe parte di disumanità sfrutti una certa parte di umanità.
La giornata della memoria non deve essere un momento di contrizione per chiedere perdono a un dio dei peccati degli assassini. Non è stato ucciso nessun dio, non facciamoci ingannare da queste elucubrazioni religiose, sono stati uccisi sei milioni di esseri umani, e li hanno uccisi esseri umani apparentemente come noi, che avevano perso il senso dell’umano come lo hanno perduto gli psicotici che riempiono le pagine dei giornali con i loro crimini assurdi.
E a questi psicotici votati dal popolo tedesco hanno aderito milioni di donne e uomini che, non volendo veder ciò che stava accadendo, sono diventati loro complici, come sono complici dei politici della Lega coloro che li votano. Non ci si deve masturbare sul passato per non vedere il presente, non si deve partecipare alla giornata della memoria e poi tornare a casa e votare Lega Nord perché significa avere una scissione interna, che è la strada maestra per la dissociazione mentale, per il non essere.
Apparire contriti per la tragedia della shoah per un giorno e poi umiliare e sfruttare, come animali, degli esseri umani, per  il resto dei trecento cinquantuno giorni dell’anno, non solo non ha senso, ma non serve a evitare tragedie come quella ricordata in quell’unica giornata e poi dimenticata.
La verità va raccontata tutta. Una verità parziale non solo non serve ma deturpa anche quel poco di verità che viene liberata dalle sue prigioni. La verità va raccontata tutta legandola soprattutto al nostro vissuto quotidiano, se no continueremo a vivere come esseri umani dimezzati, con la mano destra che non sa cosa fa la sinistra.
Per uscire da questa scissione imperante, a tutti i livelli, nella nostra società cattolica dove il principio di responsabilità individuale viene religiosamente soffocato da confessione, assoluzione, comunione, si deve intraprendere un’altra strada.
Pensiamo che sia importante che si continui ad andare campo di concentramento di Auschwitz, per capire come funzionava razionalmente ciò che Hanna Arendt ha chiamato ‘La banalità del male’. Pensiamo però che sia altrettanto importate andare a vedere film come La vita è bella di Roberto Benigni o Schindler's list di Steven Spielberg. Questo perché entrambi i film indicano la strada per trasformare il ricordo di quei fatti tragici in memoria inconscia, in immagini di vita per separarsi da un destino di morte e distruzione al quale la nostra cultura ipocrita farcita di religione vuole legarci per sempre. Benigni disegnando un uomo buono in mezzo al disumano e Spielberg facendoci assistere alla scena in cui una bambina con un cappottino rosso si muove come un grido di speranza nel grigiore della pellicola, ci rappresentano la trasformazione del ricordo, fatto di figure fisse e inanimate, in memoria fantasia. Memoria fantasia che trasforma la nostra immagine interna in pensiero etico umano.
Quel passato non tornerà più se quei ricordi orribili, perché disumani, si trasformeranno in memoria che si depositerà nel profondo di noi stessi divenendo immagine inconscia che sarà il contenuto/verità di quella realtà storica; un’immagine interna che da sola può dare senso agli accadimenti e permetterci di riconoscere il disumano quando riappare, magari nel capufficio che si comporta come un kapò, o nel presidente del consiglio  amico e alleato di un tizio che fa uccidere i giornalisti scomodi. E se potesse lo farebbe volentieri anche lui, lo ha mimato qualche anno fa.
Per separarci veramente da un passato assurdo e farlo diventare una vuota pelle di lupo, che non può più nuocere a nessuno, dobbiamo trasformare le immagini interne andando a ricercare momenti di bellezza che affermino l’esistenza della vera realtà umana anche dentro una storia tragica.
“Così, in mezzo ai clamori e alla violenza tentavamo di conservare nel cuore il ricordo di un mare placido, di una collina indimenticabile, il sorriso di un volto caro. Era, infatti, la nostra arma migliore, quella che mai riporremo. Perché se un giorno la perdessimo, allora saremmo morti come voi”. Questo scriveva Camus nelle sue ‘Lettere ad un amico tedesco’, per suggerire che non è con la rabbia e l’odio che si trasforma la storia futura dell’umanità ma conservando dentro di noi le immagini felici che ricordano l’umano.
Queste immagini di vita si trovano anche visitando la casa  di Anne Frank. In quella casa, vi sono foto emblematiche come quella di cinque o sei prelati cattolici di rango che salutano con il braccio alzato, come i nazisti. Più oltre vi sono altri i segni di vita vissuta, come le foto del viso sognante di una ragazza di tredici anni piena di vita che voleva solo vivere, scrivere, amare. Può accadere che in quella casa si possa gridare in silenzio, e piangere senza lacrime perché le immagini di quella stanza, dove lei appendeva le foto delle attrici che ritagliava dai giornali, sono così disperatamente vive da diventare rifiuto del disumano, che incontriamo ogni giorno dell’anno intorno a noi.

Arte | 23/01/2012 - 09:14

Teresa De Sio

Arte | 21/01/2012 - 17:22

Marie Laforêt

 

Poesie | 21/01/2012 - 17:19

Emily Dickinson - frammento 752

Come gli Occhi si accostano - e si separano
In un Pubblico -
Impressi - talvolta - per sempre -
Così può un Volto


Intrattenere - senza parole
Il Volto di Qualcuno
Nel suo Vicino Orizzonte -
Sparito - non appena conosciuto -

Poesie | 20/01/2012 - 16:41

Memoria e luce e risacca

Se tutta quella luce
… fastidiosa…
se non fosse per la luce …
…inevitabile,
per evocare
…la penombra,
non sarei uscito
al giorno.
E avrei costruito muri
e un tetto…
attorno …
e a noi
sarebbe bastato l’eco
attutito della risacca.

Gian Carlo Zanon

Arte | 20/01/2012 - 16:33

Satie

Recensioni | 20/01/2012 - 16:30

Camus al Teatro Vascello

di Gian Carlo Zanon

Roma – Dal 19 al 29 gennaio prosegue al Vascello, con ‘La madre’ di Paolo Fallai, una grande stagione teatrale. La tragedia ‘Il malinteso’ da cui è stato tratto questo spettacolo, rappresenta l’esordio teatrale di Camus. Il dramma fu scritto nel ’43 nella Parigi occupata dai tedeschi. ‘Il malinteso’ venne rappresentato per la prima volta al Théâtre des Mathurins poco dopo la liberazione, nel giugno del 1944, con la regia di Marcel Herraud e con Maria Casarés nella parte di Marthe.
‘Il malinteso’ rappresenta la storia di due donne, madre e figlia, che nel loro albergo, situato in un indefinito nord, rapinano ed uccidono i viaggiatori di passaggio nella vana speranza di raccogliere il denaro sufficiente per potersi trasferire in un luogo “pieno di sole”.
Obnubilate da una orrenda coazione a ripetere non si rendono conto che la loro ennesima vittima è in realtà il proprio figlio e fratello tornato arricchito dopo un’assenza di vent’anni,  il quale non chiede di meglio di rivelarsi e condividere la propria ricchezza con la madre e la sorella che invece, non riconoscendolo, lo drogano e lo gettano nel fiume… CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/cultura/cinema-a-teatro/item/8025-camus-al-teatro-vascello


Pubblicato su Dazebao News il 19 gennaio 2012

Recensioni | 16/01/2012 - 21:57

Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno. Mary Wollstonecraft Shelley

di Gian Carlo Zanon

Leggendo questo lungo racconto ci si rende conto della modernità di quest’opera che aprì la strada al romanzo gotico epistolare che ebbe molto successo per tutta la seconda metà dell’ottocento. ‘Dracula il Vampiro’ di Bram Stoker ne fu un altro famoso esempio.
La Shelley scrisse tre volte il suo libro: la prima versione 1816 -1817 non fu mai pubblicata, la seconda venne stampata nel 1818, la terza nel 1831.
Inquietanti le risonanze tra il vissuto dell’autrice e il romanzo: pochi mesi prima della prima stesura dell’opera. che la rese famosa, la scrittrice inglese sognò la figlia morta prematuramente senza che le fosse dato un nome: “Ho sognato che la mia piccola tornasse a vivere, che ella fosse semplicemente diventata fredda e che noi la scaldavamo con il fuoco e che quindi vivesse”. Così sarà per la Creatura del dottor Frankenstein creata nella mente dell’autrice: anche lui prenderà energia vitale dal fuoco venuto dai nembi, il fulmine, anche lui non avrà un nome: egli sarà semplicemente la Creatura…CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/il-libro/item/7950-frankenstein-ovvero-il-prometeo-moderno-di-mary-wollstonecraft-shelley

Pubblicato su dazebao news il 16 gennaio 2012

Poesie | 13/01/2012 - 16:35

Pablo Neruda - 'L'amore'

Che hai, che abbiamo,
che ci accade?
Ahi il nostro amore È una corda dura
che ci lega ferendoci
e se vogliamo
uscire dalla nostra ferita,
separarci,
ci stringe un nuovo nodo e ci condanna
a dissanguarci e a bruciarci insieme.
Che hai? Ti guardo
e nulla trovo in te se non due occhi
come tutti gli occhi, una bocca
perduta tra mille bocche che baciai, più belle,
un corpo uguale a quelli che scivolarono
sotto il mio corpo senza lasciar memoria.
E che vuota andavi per il mondo
come una giara di color frumento,
senz’aria, senza suono, senza sostanza!
Invano cercai in te
profondità per le mie braccia
che scavano, senza posa, sotto la terra:
sotto la tua pelle, sotto i tuoi occhi,
nulla,
sotto il tuo duplice petto sollevato,
appena
una corrente d’ordine cristallino
che non sa perché corre cantando.
Perché, perché, perché,
amore mio, perché?

Poesie | 12/01/2012 - 12:44

Vinicio de Morales

In te amo i grandi occhi sovraumani
dove sondo, sommozzatore, la voragine buia.
Nell'ansia di scoprire, negli arcani più fondi
sotto l'oceano oceani e, più in là, la mia immagine.
 


Arte | 10/01/2012 - 12:08

http://www.youtube.com/watch?v=aR0eReN0jWA

Arte | 10/01/2012 - 11:45

Carmen Consoli

Poesie | 10/01/2012 - 11:29

Nazim Hikmet

Uno strano viaggio


Quando Hikmet scrisse questo poemetto, erano i primi anni '60. La rivoluzione cubana aveva vinto da poco (1959) e destava gli entusiasmi di tutti gli intellettuali di sinistra. Era il tempo della Tricontinental conference, l'organizzazione dei paesi di America Latina, Africa e Asia che si opponevano allo strapotere dei blocchi e si univano nel tentativo di resistere al capitalismo e alla globalizzazione liberista delle multinazionali.

Questi sono dei frammenti. L’edizione completa la si può trovare in varie edizioni e, di solito, è inclusa nelle ‘Poesie d’amore’.



All’alba, tutt’a un tratto, all’alba, l’espresso
entrò nella stazione, coperto di neve.
Stavo sul marciapiede, col bavero del cappotto rialzato,
e non c’era nessuno sul marciapiede, all’infuori di me.
Un finestrini del vagone letto mi si fermò davanti
Con le tendine scostate.
(…)
Dentro vi dorme una giovane donna, tra uccelli di cristallo
i suoi capelli son di fieno biondo, le sue ciglia azzurre,
le labbra rosse e piene lievemente imbronciate.
Da anni non s’era immersa in un sonno così profondo.
(…)
All’improvviso, senza rumore, l’espresso si mise in moto;
lo guardai che s’allontanava, le braccia penzoloni.
Praga era nella pioggia.
Vorrei riacchiappare il tempo:
la polvere dorata della sua corsa mi resta fra le dita.
Nel vagone letto, una donna dorme nella cuccetta più in basso;
da anni non s’era immersa in un sonno così profondo.
I suoi capelli son fieno biondo, le ciglia azzurre,
e le mani, le mani sembrano candele su candelieri d’argento.
Non potevo vedere chi dormisse nella cuccetta più in alto
se c’è qualcuno non sono io
può darsi che la cuccetta di su sia vuota.
Che il viaggiatore sia rimasto a Mosca.

Vorrei riacchiappare il tempo:
la polvere dorata della sua corsa mi resta fra le dita.
La nebbia ha ricoperto la terra di Polonia
ha ricoperto anche Brest.
Sono due giorni che gli aeroplani non possono
né decollare né atterrare;
ma i treni vanno e vengono passano attraverso gli occhi
dalle pupille accecate.

Nel vagone ristorante ho bevuto un latte acido che si chiama kefir.
La cameriera mi ha riconosciuto
ha visto due mie commedie in un teatro di Mosca.
Alla stazione ero atteso da una giovane donna
aveva i capelli di fieno biondo, le ciglia azzurre
e il collo lungo e rotondo
e la vita sottile come quella di una formica.
La presi per mano e andammo.
Andammo sotto il sole facendo crepitare la neve
sotto i nostri passi.
Quell’anno, la primavera era venuta più presto;
in quei giorni, un messaggero era partito per Venere;
Mosca era felice, io ero felice, eravamo felici.

Ti ho persa a un tratto in piazza Majakovskij, all’improvviso ti ho persa,
eppure non era all’improvviso: avevo già perso il calore
della tua mano nella mia mano
poi ho perso il dolce peso della tua mano sulla mia palma
poi la tua mano.
La separazione era cominciata da tempo, da quando le nostre dita
s’eran toccate la prima volta, eppure
t’ho persa così, tutt’a un tratto.
Fermavo le macchine sul mare d’asfalto, guardavo dentro, non c’eri.

I viali sono bianchi di neve, si vedono tante tracce
ma non le tue.
Con gli stivali, con le scarpette leggere, con le calze, nudi
io riconosco subito l’impronta dei tuoi passi.
Ho domandato ai metropolitani
non l’avete vista?
Se ha tolto i guanti, come non notare le sue mani
le sue mani son come candele su candelieri d’argento.
(…)
La separazione era sul tavolo, tra la tazzina di caffè
e la mia limonata;
sei tu che ce l'hai messa.
(…)
La separazione era sul tavolo, nel pacco di sigarette;
il cameriere con gli occhiali l'ha messa lì ma sei tu che l'hai ordinata
(…)
La separazione era sul tavolo nel punto dove appoggi il gomito.
(…)
La separazione era cominciata da tempo, da quando le nostre dita
s'eran toccate la prima volta.
(…)
Eppure son io che tu ami e non lo sai
e in questo tuo non saperlo
era la separazione.
La separazione sfuggiva alla gravità, non aveva peso
non posso dire che fosse come un piuma, anche una piuma ha un peso
a separazione non aveva peso, era lì

Il tempo avanza, rapido, il mezzo delle notti viene verso di noi.
Camminiamo nel buio delle muraglie medievali che toccan le stelle,
il tempo scorre rapido, a ritroso.
L’eco del risuonare de nostri passi c’insegue come una muta di cani
gialli e famelici che corrono davanti noi.
(…)
Nella sua bocca il mondo ha una sapore di mela matura
nelle sue mani è sodo come il seno di una fanciulla di quindici anni
nei suoi occhi le canzoni sono lunghe chilometri, e la morte una spanna:
non vede nulla di quanto gli cascherà sulla testa.
Non ci sono che io a sapere quel che gli accadrà
perché ho creduto a tutto ciò che crede
ho amato tutte le donne che amerà
ho scritto tutte le poesie che scriverà
ho dormito in tutte le prigioni in cui dormirà”
(…)
Batista era lo schiavo del re dei serpenti
dei milionari della canna da zucchero, indigeni o yankee,
di quelli del caffè, del tabacco, indigeni o yankee,
di un'armata di cinquantamila soldati coi carri armati
(…)
e l'armata dei cinquantamila
e i milionari dello zucchero, indigeni o yankee
e le caserme e i commissariati dove marcivano i cadaveri,
e i grossisti di eroina e le bische
e l'ambasciatore degli Stati Uniti d'America
...e il fetore dei cadaveri
mescolato all'odore pesante dei fiori
si disperse
(…)
«È una storia che parla dell'uomo, della sua gioventù,
delle sue speranze,
l'hanno già raccontata meglio di me
la racconteranno meglio di me,
amici e nemici non c'è più nessuno
che non l'abbia sentita.
(…)
e anch'io … ogni giorno all'Avana mi sento più giovane:
l'amarezza del mondo la sento ogni giorno di meno
nella mia bocca,
le rughe sulle mie mani si cancellano un poco ogni giorno
ogni giorno credo di più
che la donna lontana pensi a me soltanto
ha i capelli di fieno biondo, le ciglia azzurre,
 e ogni giorno per le vie dell'Avana canto
più gioiosamente
“somos socialistas adelante adelante”.

Arte | 09/01/2012 - 18:56

Bill Evans Trio - B Minor Waltz (For Ellaine)

Arte | 08/01/2012 - 09:32

Manu Chao - Rainin In Paradize (Emir Kusturica) (HD)

Recensioni | 07/01/2012 - 00:31

‘Il processo’ di Kafka al Teatro Vascello

di Gian Carlo Zanon

Roma – Nonostante la scarsissima attenzione politica  che opprime tutti i teatri italiani continua al Teatro Vascello di Roma, sotto la direzione artistica di Manuela Kustermann, una sorprendente stagione teatrale. Quest’anno, e solo fino fino al 15 gennaio, c’è anche una grossa opportunità: con soli € 60,00 si può acquistare l’abbonamento ‘IN RETE’. L’abbonamento prevede sei spettacoli, due spettacoli per ogni teatro, - Teatro Vascello, Teatro Piccolo Eliseo e Teatro Palladium - più due ingressi omaggio al Palazzo delle Esposizioni.

Ieri sera al Vascello è andato in scena la prima romana de ‘Il Processo’ di Franz Kafka prodotto da RtTeatro30 di Roberto Tony/Tauma srl in collaborazione con Teatro di Castalia.

Lo spettacolo, che ha avuto una notevole affluenza di pubblico, è una magnifica sintesi dell’opera kafkiana adattata per le scene da Andrea Battistini che ne ha curato anche la regia. Inoltre tutti gli attori, a cominciare da un’eccezionale Raffaella Azim che interpreta tutti i personaggi femminili, hanno dato una grande prova artistica.

Il testo del grande scrittore ceco, che possiede tutta la cripticità dell’assurdo, ha ritrovato in questa rappresentazione gli echi adeguati per coinvolgere il pubblico nell’ansia provata da Josef K. di fronte alla tragica incomprensibilità degli accadimenti che come un terremoto ineluttabile destabilizzano la ‘normalità’ della sua esistenza…CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/cultura/cinema-a-teatro/item/7748-al-teatro-vascello-%E2%80%98il-processo%E2%80%99-di-kafka

 

Pubblicato su Dazebao News il 6 gennaio 2012

Poesie | 05/01/2012 - 18:22

HAIKU annodati

La notte

 

Affondavi nel buio;

le onde di Ypnos

portavano sogni.

 

La mano caduta

invadeva il mio petto

cercando il passaggio.

 

Consumavo la notte

temendo la luce

che portava empietà.

 

Il sole inciampava

tra nubi annerite

dal pianto di dee.

 

S’imponeva il mattino;

vinceva la luce

di Emeros scaltro.

 

Scostasti la mano:

s’era fatta leggera;

una ciglia cedette.

 

Volevi il caffè

che sveglia la mente

ancora nell’Ade.

 

Gian Carlo Zanon, gennaio 2012

 

Ypnos è il sonno: figlio di Nykta, la notte, che lo generò insieme al gemello Tanatos: la morte.

Emeros è il giorno

Ade è ‘l’invisibile’

Economia | 04/01/2012 - 17:56

Gioco di ombre. Salvate l’Europa per favore.

Sherlock Holmes 2, Gioco di ombre.

di Gustavo Piga

Cosa vedi? – Sherlock: Tutto. E’ la mia maledizione.

Chi siete? – Sherlock: Cittadini che vogliono essere coinvolti.

Voi sapete che in questo momento i 17 Paesi dell’euro più altri Paesi (non il Regno Unito) dell’Unione Europea hanno deciso dopo il vertice di Marsiglia del 9 dicembre di aggiungere al trattato un Patto Fiscale (Fiscal Compact)? Penso di sì anche se la stampa non è che se ne stia occupando molto in questi giorni di feste.

Sapete anche cosa comporterà nei dettagli? Certamente no perché nulla circola. Qualcosa trovate sul sito del Consiglio Europeo.   Ma non tutto. Per esempio non trovate qualcosa che apparentemente ci sarà, la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade).

Per capirci ancora meglio, la cosa sarebbe addirittura più dura di quel pareggio di bilancio che con il nostro appello a Monti abbiamo cercato di scongiurare. 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.

...CONTINUA ... http://www.gustavopiga.it/2011/gioco-di-ombre-salvate-leuropa-per-favore/

Arte | 04/01/2012 - 17:02

Françoise Hardy

Varie | 04/01/2012 - 16:20

“L’anno che sta arrivando …”

di Gian Carlo Zanon

“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'…” così ‘scriveva’ ad un amico più di trent’anni fa Lucio Dalla preparandosi ad un’era futura piuttosto lugubre nella quale “senza grandi disturbi qualcuno sparirà”. Il 2012 è un anno bisestile e, secondo gli scaramantici, sarà quindi un anno quanto meno strano.

Le prime notizie di cronaca che parlano dei due attentati a Foggia, prima contro la sede di Equitalia, poi contro il Centro per l'Impiego, non fanno ben sperare in un anno particolarmente buono dal punto di vista sociale. Anche se per il momento non è giunta nessuna rivendicazione, dal tipo di esplosivo rudimentale utilizzato, – per il secondo attentato sono stati utilizzati addirittura cinque grossi petardi – sembra che gli attentatori siano dei normali cittadini la cui indignazione contro l’ingiustizia sociale ha superato gli argini della normale dialettica politica.

Ci si dovrebbe chiedere però se a coloro che sono stati gettati in mezzo ad una strada come reietti della società, per non essere riusciti a pagare i debiti allo stato, sia stata concessa una pur minima possibilità di dialettica. Sembrerebbe di no. …Dialettica che invece,… http://www.dazebaonews.it/dazebao-le-idee/item/7648-%E2%80%9Cl%E2%80%99anno-che-sta-arrivando-%E2%80%9D

 

Pubblicato su Dazebao News il 2 gennaio 2012

Poesie | 04/01/2012 - 08:58

Ribellione

Il mare, di nuovo.

La mancanza di te è  arrivata improvvisa,

un giorno d'estate.

Era caldo, la folla inquieta;

ancora nello sguardo il sogno della notte:

una figura di donna, triangolare, dorata.

E non poteva che essere quel giorno.

Lei era già presente, l'avevo sentita arrivare,

non l'ho riconosciuta.

 

Non poteva che essere quel giorno,

quel giorno in cui una maledetta sensibilità femminea

aveva messo a nudo, di nuovo, i miei nervi.

Tu giravi tra i sorrisi, ti sei avvicinata

e la mancanza si è messa tra di noi,

non te ne sei accorta, ma …

lei stava in mezzo a noi, palpabile come cosa viva.

 

No, non aveva immagine, la mancanza non ha immagini.

Lei era un pugno nello stomaco,

era il tuo sguardo, era quello che non c'era più.

Non ti ho parlato di lei per molti giorni

anche se la mancanza si insinuava nelle tue parole,

le tue parole che non erano per me,

erano una parodia, un canto senza senso né scopo.

 

La colpa? Nessuno ha colpa, nessuno.

E’ successo, stavamo così vicini.

Mangiavamo l'uno dalle mani dell'altro e ...

non ci siamo accorti che ci stavamo perdendo.

 

L’altra notte, in sogno,

labbra mute di donna amata,

mi hanno detto: "ti amo", e, al mattino,

il mare era lì, di nuovo … infinito.

Estratto da 'Ribellione' monologo di Gian Carlo Zanon rappresentato al Teatro delle Belle Arti di L'Aquila nel marzo 2003

Arte | 02/01/2012 - 19:41

μάνος χατζιδάκις/ο φόβος

Poesie | 02/01/2012 - 19:36

Unsi Al Hagg

Il volto desiderato non è un ricordo e nemmeno un sogno,
è forse l'unione delle due cose, e tuttavia le eccede.
Il volto desiderato è l'eternità del momento agognato
che si estende senza fine.

Unsi Al Hagg, pseudonimo di Yūsuf al-Khāl (Kafroun, 25 dicembre 19171987), è stato un poeta e scrittore libanese.

Considerato il maggior esponente della poesia in prosa (qasidat al-natr), è fondatore ed ideatore, in collaborazione con Adunis, della rivista d'avanguardia Shi'r.

Arte | 30/12/2011 - 17:44

Μάνος Χατζιδάκις - Η μπαλάντα του Οδοιπόρου

Poesie | 29/12/2011 - 23:16

Succederà

Succederà che il mio nome

risuoni nel tuo corpo

col  giusto suono del ricordo;

e potrai amare la madre

chiamandola Mamucska

perché non avrà più potere

sui tuoi sogni;

e l’amerai come si ama

un vecchio amante

perché sulla bilancia ci sarà solo

quell’istante, in cui ,

distraendosi ti amò.

L’amerai come l’amante che hai amato

e odiato senza dubbi,

 per quello che era, per quello che eri.

Lo amerai come sempre hai amato

chi ti ha legato e sciolto i capelli

e messo il  profumo nelle saliere del collo

facendoti sentire Regina del mondo;

sentirai solo il suo sorriso pesare sul cuore

e, la sua mano, nel tempo,

diverrà più leggera.

E allora il tuo sangue, inquieto,

sarà più rosso e veloce,

e correrà, verso i miei occhi.

Succederà …


Gian Carlo Zanon


Arte | 27/12/2011 - 10:32

Ska-P - Señor Matanza [Mano Negra Ilegal]

Recensioni | 27/12/2011 - 10:17

Viale del Policlinico, di Claudio Coletta

di Emanuele Berardi

Sellerio Editore – 4ª edizione  2011- Collana: La memoria n. 843

pagg.  340 - euro14,00

 

Viale del Policlinico è un viale che costeggia parte del Policlinico Umberto I di Roma, un viale coperto da vecchi platani che sembrano immortali. Da qualche mese “Viale del Policlinico” è anche un bel romanzo. L’autore è un medico romano che esordisce nel faticoso mondo della narrativa con un piede poggiato sulla polvere da sparo degli anni di piombo.

Lorenzo, il protagonista,  è uno studente di medicina che prepara gli ultimi esami, Carla, la sua ragazza, studia lettere. Il milieu  di Lorenzo, che vive in simbiosi con la sua affezionatissima Aermacchi 350, è formato da studenti universitari, amori traditi, amori eterni, esami insuperabili, gioventù ribelle e meravigliosamente romantica. … CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/il-libro/item/7543-libri-viale-del-policlinico-di-claudio-coletta-la-recensione

 

Pubblicato su Dazebao News il 26 dicembre 2011

Arte | 26/12/2011 - 20:53

Lettera a babbo natale

Varie | 26/12/2011 - 20:35

Il giallo dei milioni a Radio radicale

di Gian Carlo Zanon

Sulle agenzie e su alcuni giornali, quelli che solitamente vengono definiti dai benpensanti ‘autorevoli’, come ‘La Stampa’, ‘l’Unità’, ‘Il Sole24ore’ ecc., nei giorni che precedono le feste natalizie, il 23 e il 24 dicembre per esattezza, è stata pubblicata la notizia dell’approvazione del decreto legge mille-proroghe che comprende la proroga accordata dallo Stato a Radio Radicale per tutto il 2012.

Interessante è vedere il modo in cui una notizia del genere, che dovrebbe apparire in modo neutro, viene trattata dalle diverse testate giornalistiche: una vera lezione di ‘civiltà’ comunicativa.

Naturalmente si perdonano le Agenzie, che non hanno certo il dovere di approfondire le notizie, mentre non vanno invece perdonati quei giornali che hanno manipolato talmente questa notizia fino a farla addirittura sparire: un vero gioco da prestidigitatori.

Pensando alle dita dei giornalisti che scrivono ‘artisticamente’ queste notizie sino a renderle irriconoscibili, viene da pensare al racconto di Kafka ‘Una relazione per un’accademia’, dove il protagonista del romanzo se la prende con “uno dei diecimila fanfaroni che straparlano di me sui giornali …” al quale  “… bisognerebbe far saltare ogni singolo ditino della mano con cui scrive.” … CONTINUA … http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/7542-il-giallo-dei-milioni-a-radio-radicale

 

Pubblicato su Dazebao News il 26 dicembre 2011

Arte | 26/12/2011 - 17:32

Rachmaninoff - Piano Concerto No. 2, Op. 18 I. Moderato (Rubinstein)

 

Diario di bordo

 

Un diario di bordo,

nero, per questo vagabondare,

con te, in mari ignoti.

Lo sai … per non morire

ho dovuto attraversare

visi e corpi e

solo gli sconosciuti

mi hanno dato

oscure risposte.

 

Nelle estati afose

mi svegliavo

udivo lamenti:

“non togliermi l’ignoto

dei giorni da vivere,

e le notti, e le lune

nell’attesa dell’altro”.

E, qualcosa di salato,

mi gelava il viso. Sudore?

Sangue, lacrime?

Non so, non ricordo.

 

Negli inverni,

città graffiate

dai venti, e

donne accucciate, tremanti.

Mi chinavo, e

si ergevano con …

quella superbia che hanno

solo le donne. Una voce

nasceva dentro di me; o

erano i loro occhi

che gridavano?

“ Non lasciarmi morire

tra le tue braccia”. E

si allontanavano, altere,

regine dei loro sogni;

le guardavo svanire

mischiandosi tra la folla.

 

Po, di nuovo

era primavera, era acqua.

Una giovane donna

mi stava accanto,

nascondendo un seno acerbo

 fra le dita.

E parlava dei miei pensieri,

che rivelati l’avrebbero uccisa

e … ma diceva a me o

parlava al mare? Non so,

non ricordo, era primavera e

il suono dell’onda

copriva i rumori del mondo.

 

Gian Carlo Zanon, 1991

Arte | 26/12/2011 - 17:02

Il Concerto - Scena Finale

Poesie | 25/12/2011 - 17:58

Historia de un amor - Cesaria Evora.mp4

Poesie | 25/12/2011 - 17:56

Ho nuotato nel sogno ...

Ho nuotato nel sogno

tu invadevi corsie,

varcavi le linee...

la corsa nell’acqua…

il traguardo?

Il mattino,

di nuovo il mattino.

Gian Carlo Zanon

Arte | 25/12/2011 - 17:50

Cesária Évora - Saudade

Poesie | 25/12/2011 - 17:48

Wislawa Szymborska

Vestiario (da "Gente sul ponte")


Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Poesie | 22/12/2011 - 11:50

Emily Dickinson - frammento 511

Se tu venissi in autunno,

Io scaccerei l'estate,
Un po' con un sorriso ed un po' con dispetto,
Come scaccia una mosca la massaia.

Se fra un anno potessi rivederti,
Farei dei mesi altrettanti gomitoli,
Da riporre in cassetti separati,
Per timore che i numeri si fondano.

Fosse l'attesa soltanto di secoli,
Li conterei sulla mano,
Sottraendo fin quando le dita mi cadessero
Nella Terra di Van Diemen.


Fossi certa che dopo questa vita
La tua e la mia venissero,
Io questa getterei come una buccia
E prenderei l'eternità.

Ora ignoro l'ampiezza
Del tempo che intercorre a separarci,
E mi tortura come un'ape fantasma
Che non vuole mostrare il pungiglione.

Arte | 22/12/2011 - 11:36

"Restate del tutto immobili e soli" (Franz Kafka)

Varie | 20/12/2011 - 10:39

Madre Teresa di Calcutta e Christopher Hitchens: uno strano incontro – Video

di Giulia De Baudi

Solo la bontà per la prossima ‘buona novella’ che annuncia, ai credenti, la nascita del Redentore poteva far scaturire nella mente di un giornalista l’idea di un incontro tra Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, meglio conosciuta con il nome di battaglia di Teresa di Calcutta, e Christopher Hitchens, morto i 16 dicembre, famoso soprattutto per aveva scritto contro di lei nel suo libro scandalo ‘La posizione della missionaria’.

Sabato 17, puntuale come a morte, Francesco Longo, fantasticando un incontro nell’aldilà tra il giornalista inglese e la suora albanese ha pubblicato su ‘Il riformista’ un articolo dal titolo eloquente: “Hitchens, Madre Teresa lo attende”.

Il luogo dell’incontro non viene definito da Longo, egli parla di un generico e possibile esistente ‘aldilà’: “Se un aldilà esiste, sarà andata a prenderlo proprio Madre Teresa. Avrà cura anche di lui”.

Ora per continuare a scrivere di ‘aldilà’ ci sono due strade: la prima è entrare in quel delirio suffragato dalla religione e reso congruo dalla cultura che  la sostiene, …CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/dazebao-news/cronaca/cronaca-dal-sottosuolo/item/7435-madre-teresa-di-calcutta-e-christopher-hitchens-uno-strano-incontro-il-video

 

Pubblicato su Dazebao News il 20 dicembre 2011

Arte | 20/12/2011 - 10:03

Ausencia - Cesária Évora Goran Bregovic

Poesie | 19/12/2011 - 17:56

William Shakespeare - Tu sei per la mia mente -

Poesie | 19/12/2011 - 12:22

Emily Dickinson - frammento 719

Un Vento del Sud - ha il pathos
di voce individuale -
come distinguiamo sul molo
un accento di Emigrante -

Un indizio di porti e popoli -
tante cose che non sappiamo -
più belle - perché distanti -
e perché straniere –

Emily Dickinson

Arte | 19/12/2011 - 12:01

Emma - Sarò Libera

Arte | 18/12/2011 - 13:49

Tiempo y silencio - Cesaria Evora & Pedro Guerra

Recensioni | 18/12/2011 - 13:29

Giorni di neve, giorni di sole

Fabrizio e Nicola Valsecchi

Marna Editrice – pagg. 128 – Euro 12,00

di GianCarlo Zanon

 

La prima cosa rara di questo libro la si trova nella quarta di copertina in cui viene reso noto che gli autori sono due gemelli che scrivono a quattro mani. Il lettore, leggendo questo lungo racconto, non se ne renderà conto, anche perché, il narratore è anche il protagonista e quindi questa polifonia non si ‘sente’. Le virgolette sul verbo sentire sono state poste appositamente per due motivi essenziali: il primo è per distinguere bene il verbo ‘sentire’ dal verbo ‘udire’. Nella lingua castigliana non c’è la confusione che invece esiste nell’italiano in cui i due verbi si sovrappongono: noi diciamo comunemente “hai sentito?” intendendo “hai udito?” gli ispanici no. Nella lingua usata dai popoli di lingua spagnola, il verbo ‘sentir’ ha un significato univoco ed esprime un moto interno, una sensazione intima capace di decifrare la realtà umana invisibile…CONTINUA… http://www.dazebaonews.it/il-libro/item/7376-giorni-di-neve-giorni-di-sole-di-fabrizio-e-nicola-valsecchi

 

Pubblicato su dazebao News il 16 dicembre 2011

Arte | 18/12/2011 - 13:23

Marisa Monte & Cesária Évora - É Doce Morrer no Mar

Arte | 16/12/2011 - 19:28

Non è un film - Fiorella Mannoia & Frankie Hi Energi

Arte | 14/12/2011 - 11:01

Loli phabay (The red apple) a.k.a. Hop, hop, hop - Satra

Arte | 12/12/2011 - 18:38

Vecchioni

Poesie | 12/12/2011 - 15:49

Sogni da Cabo de Hornes

 Vicino a Cabo Horns

a  volte trovo capelli rossi

negli angoli nascosti

di questo vascello fantasma.

Di chi sono? Io li sognai.

Li sognai.

 

Inseguendo sogni, inseguendo navi,

vagando negli oceani della follia

col sole tra i denti,

da un mare inspiegabilmente calmo,

affiora il tuo volto.

 

Tempi duri,

tempi duri fiore rosso.

 

Gian Carlo Zanon - estate '92

Arte | 12/12/2011 - 15:45

Vecchioni

Arte | 11/12/2011 - 17:45

Simona Molinari feat Peter Cincotti - In cerca di te (videoclip)

Poesie | 11/12/2011 - 11:40

Ezra Pound

Lode di Ysolt

Invano ho lottato

                               per indurre il mio cuore a piegarsi;

vanamente gli ho detto:

                              “ci sono altri cantori più grandi di te”

Ma viene la sua risposta, come il vento e il liuto,

come un vago lamento notturno,

che non mi dà tregua, ripetendo:

                                   “un canto, un canto”

I loro echi si intrecciano nel crepuscolo

Sempre cercando un canto.

Ecco, sono esausto, travagliato

E il mio girare per molte strade ha fatto dei miei occhi

Rossi cerchi scuri pieni di polvere.

Eppure nel crepuscolo un tremito mi prende:

           E le piccole parole rosse-folletti gridano “Un canto”

           Piccole grigie parole-folletti gridano “Un canto”

           Piccole brune parole-foglie gridano “Un canto”

           Piccole verdi parole-foglie gridano per avere “Un canto”

Le parole sono come foglie, vecchie brune foglie primaverili

Che volano non si sa dove, alla ricerca di un canto.

Parole bianche come fiocchi di neve, ma fredde,

parole muscose, parole sulle labbra, parole di pigri ruscelli.

Invano ho cercato

           d’insegnare alla mia anima a chinarsi,

invano l’ho supplicata:

           “Vi sono anime più grandi di te”

Perché nel mattino dei miei anni giovanili venne una donna

Come il richiamo del chiaro di luna,

come la luna richiama le maree,

                                 “canto, un canto”

Le composi quindi un canto, ma ella se andò via da me,

come la luna scompare dal mare,

eppure venivano le parole-foglie, piccole brune parole-folletti,

dicendo: “L’anima ci manda”

                                  “Un canto, un canto!”

E io invano gridai loro: “Non ho nessun canto,

perché colei che ho cantata se n’è andata via da me”

Ma la mia anima mi mandò una donna, di una razza meravigliosa,

una donna come fuoco sopra le pinete

                        che gridava “Canto, un canto”

come un fiamma grida alla linfa,

il mio canto s’accese di lei, ed ella se ne andò via

come fiamma che lascia le braci; se ne andò nelle nuove foreste

lasciandomi le parole che gridavano sempre

                      “Un canto, un canto”

E io “Non ho nessun canto

Finché la mia anima mi mandò una donna come il sole:

si, come il sole chiama il seme,

come la primavera sopra il ramo,

così viene lei, madre dei canti,

quella che tiene le meravigliose parole dentro gli occhi

le parole, piccole parole-folletti

che sempre chiedono,

                      “Canto, un canto”

Ho invano lottato con l’anima mia

                       Per insegnarle a chinarsi.

Ma quale anima si china se tu

                        Risiedi nel suo cuore?

 

Ezra Pound, Poesie, a cura e traduzione di Ghan Singh, Newton e Compton edizioni, Roma, 2010

Poesie | 10/12/2011 - 16:07

Sapphò

Un esercito di cavalieri, dicono alcuni,
altri di fanti, altri di navi,
sia sulla terra nera la cosa più bella:
io dico, ciò che si ama.
È facile far comprendere questo ad ognuno.
Colei che in bellezza fu superiore
a tutti i mortali, Elena, abbandonò
il marito
pur valoroso, e andò per mare a Ilio;
e non si ricordò della figlia né dei cari
genitori; ma Cipride la travolse
innamorata.

Arte | 10/12/2011 - 15:12

I politici Inutili e Dannosi

di Gian Carlo Zanon

Qualche giorno fa, quando ancora il Pd era acriticamente appiattito sulla manovra del Governo Monti, sul Face book di Bersani si scatenarono i commentatori: “COME SI FA a votare ancora per voi? Mi hai delusa e anche tanto. Ho il blocco sullo stipendio che tre anni fa era più alto, mi manderanno in pensione con 41 anni di contributi, mi fanno pagare ancora l’Enam che è un ex ente e ora vogliono far confluire l’Inpdap nell'Inps... Tutte rapine. Voi che fate? Il governo tecnico vi ha fatto comodo, così direte che la colpa non è vostra. Questa volta avete toppato, abbiamo finalmente aperto gli occhi e vi vediamo per quelli che siete: inutili e dannosi!

“Inutili e dannosi”. Si potrebbe partire da questi due epiteti, che raccontano molto bene la rabbia e la delusione di una donna che trova le parole esatte per definire una sinistra che ha tradito i fondamentali ideali che l’hanno creata… CONTINUAhttp://www.dazebaonews.it/dazebao-le-idee/item/7254-i-politici-inutili-e-dannosi

 

Pubblicato su Dazebao News il 10 dicembre 2011

Poesie | 08/12/2011 - 13:45

Godard e la poesia di Ghiannis Ritsos

 

Le poesie che ho vissuto tacendo sul tuo corpo
mi chiederanno la loro voce un giorno, quando andrai.
Ma io non avrò più voce per ridirle allora. Perché tu eri abituata
a camminare scalza per le stanze, e poi ti rannicchiavi sul letto,
gomitolo di piume, seta e fiamma selvaggia. Incrociavi le mani
sui ginocchi, mettendo in mostra provocante
i piedi rosa impolverati. Devi ricordarmi così - dicevi;
ricordarmi così coi piedi sporchi; coi capelli
che mi coprono gli occhi - perché ti vedo più profondamente così. Dunque,
come potrò più avere voce. La Poesia non ha mai camminato così
sotto i bianchissimi meli in fiore in nessun paradiso.

Ghiannis Ritsos

Arte | 07/12/2011 - 10:26

Atalante di Vigo

Scienze Umane | 06/12/2011 - 09:00

Erika, Omar sfingi impenetrabili

di Giulia De Baudi

Per Erika De Nardo termina oggi il periodo di detenzione.  Il 21 febbraio 2001 la ragazza, allora sedicenne, uccise insieme al fidanzatino Omar Favaro, la madre e il fratello Gianluca di 11 anni. L’efferatezza del delitto fece capire subito agli inquirenti che il movente non poteva essere un tentativo di furto da parte di extracomunitari come aveva denunciato Erika: non si uccide un bambino e una donna con 96 coltellate se si vuole rubare. Infatti i carabinieri accertarono che era stata proprio lei a massacrarli a coltellate, insieme a Omar. I due vengono subito arrestati e il 9 aprile 2003 la Cassazione rende definitive le condanne: 16 anni a Erika e 14 anni a Omar.

Il 3 marzo 2003 Omar Favaro è uscito di carcere, e da oggi Erika è in libertà… CONTINUA … http://www.dazebaonews.it/dazebao-news/cronaca/cronaca-dal-sottosuolo/item/7167-erika-omar-sfingi-impenetrabili

Pubblicato su Dazebao News il 5 dicembre 2011

Varie | 05/12/2011 - 11:46

Lettera scritta da Camus al suo maestro elementare ...

19 novembre 1957

Caro signor Germain,

ho aspettato che si spegnesse il baccano che mi ha circondato in tutti questi giorni, prima di venire a parlarle con tutto il cuore.  Mi hanno fatto un onore davvero troppo grande, (l’assegnazione del Nobel per la letteratura N.d.R.) che non ho né cercato né sollecitato. Ma quando mi è giunta la

notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella

mano affettuosa che lei tese a quel bambino povero che io ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. Non sopravvaluto questo genere d’onore. Ma è almeno un’occasione per dirle che cosa lei è stato, e continua a essere, per me, e per assicurarla che i suoi sforzi, il suo lavoro e la generosità che lei ci metteva sono sempre vivi in uno dei suoi scolaretti che nonostante l’età, non ha cessato di essere il suo riconoscente allievo. L’abbraccio con tutte le mie forze

Abert Camus

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I testi verranno esaminati e, a discrezione della redazione del blog, verranno pubblicati su L’uomo in rivolta.

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Debiti

Si è deciso che in questo campo grafico saranno pagati i ‘debiti letterari’ che hanno consentito, e continuano a consentire, la realizzazione di questo sito elettronico,  immaginario; immaginario perché, data la sua natura quasi immateriale è “fatto della stessa materia dei sogni”. Quindi debiti da pagare a quelle opere che da pensiero verbale sono assurte a verbalizzazione scritta. Parliamo di quelle opere che essendo divenute pubbliche hanno intessuto “con mille sconosciuti ‘altri’ un dialogo dagli esiti incerti”, dialogo che, a sua volta, nel corso del tempo, ha dato vita a pensieri che ora prendono vita su L’uomo in rivolta, poiché “il pensiero muove sempre  pensiero”.

Mille e mille pensieri seminati nell’infinito hanno germogliato, nel tempo … e, ora, ci si rende conto, scrivendo, dei continui inevitabili ‘furti’ che si fanno ogni volta che vengono tracciate parole emerse nella nostra mente.

Opere scientifiche, storiche, poetiche, epiche, giornalistiche, nelle loro varie forme, assediano, benevolmente, la nostra conoscenza, regalandoci sapere certo, note illuminanti, ma anche frasi compiute di autori, illustri e non, che in quel momento appaiono le più appropriate per svelare un’immagine o definire i contorni di un'idea, di un concetto.

Ecco, solo ora, dopo aver scritto poche righe, ci si rende conto che, solo a livello cosciente, già ci sono, oltre alle citazioni virgolettate, debiti da pagare ad altri autori che ci hanno consentito di usare un linguaggio e un metodo di concettualizzazione, che, si, ora, è nostro, ma è anche un ‘furto’ prometeico.

Forse amando con passione i pensieri incontrati, quelli buoni, che hanno mutato il nostro pensiero, e poi separandosene ... con passione, si può evitare di pagare troppo caro questo furto agli dei che può portare a sensi di colpa paralizzanti. Si può dire che i pensieri altrui, nei quali ci si è imbattuti durante il cammino dell’esistenza, hanno una grande ‘responsabilità’  per la formazione identitaria degli esseri umani. Formazione identitaria ed umana che permette il riconoscimento del genio intellettuale dell’altro da sé, consentendo così una 'separazione creativa' dall'autore, quasi sempre conosciuto solo tra le righe tipografiche dei libri.

In ogni caso per non incorrere nel 'delitto di appropriazione e plagio' ed uscire da questa impasse identitaria si è deciso di pubblicare una sorta di ‘bibliografia di formazione’, la quale, da una parte paga i ‘debiti letterari’ e dall’altra può fornire indicazioni a chi volesse conoscere meglio i percorsi letterari e umani che hanno dato vita a L’uomo in rivolta, attingendo direttamente, dalle fonti.

Verranno inserite solo quelle opere con una spiccata valenza formativa. Chiaro è che molto non verrà pagato perché sparso in mille rivoli di pensiero formatisi studiando antologie letterarie, poetiche; manuali di storia dell'umanità, di storia delle religioni, di storia della psicologia, della storia dell’arte, storia della filosofia , leggendo giornali, riviste, siti web e quant’altro; vedendo film, filmati e televisione, ascoltando radio, dischi, seminari, filmati, convegni, incontrando canzoni e cantori, la voce dell'altro ... eccetera, eccetera, eccetera.

 

 Bibliografia aggiornata alll' 14 agosto 2010

 

Nella bibliografia verranno inseriti solo i titoli delle opere e il nome dell’autore

 

 



 

Semi di sapienza

minima bibliografia formativa 

 



 

Αρχη′

(*) Massimo Fagioli:

Istinto di morte e conoscenza

La marionetta e il burattino

Teoria della nascita e castrazione umana

Bambino donna e trasformazione dell’uomo

Storia di una ricerca

Una vita irrazionale

Das Unbewusste. L’inconoscibile 

Fantasia di sparizione

2006 (articoli di left)

2007 (articoli di left)

2008 (articoli di left)

 


Filmografia

Sergej M. Ejzenštejn: Sciopero! - La corazzata Potëmkin - Ottobre - Aleksander Nevskij - Trilogia di Ivan il Terribile

Fritz Lang: Metropolis

Akira Kurosawa: Rashomon - I sette samurai - Il trono di sangue - Dersu Uzala - Kagemusha, l’ombra del guerriero – Ran - Sogni

William Wyler: Bhen Hur 

Orson Welles: Quarto potere – Othello - Lo straniero - Macbeth

Lucchino Visconti: Ossessione - Bellissima - Senso - Le notti bianche - Rocco e i suoi fratelli - Il Gattopardo - Lo straniero - La caduta degli dei - Morte a Venezia - Gruppo di famiglia in un interno - Ludwig - L'innocente 

 

Giuseppe de Santis; Riso amaro  

M. Antonioni: Cronaca di un amore - L’avventura - La notte - L’eclissi - Deserto Rosso - Blow-up - Zabriskie Poin - Professione reporter - Identificazione di una donna

Federico Fellini: Lo sceicco bianco - I vitelloni - La strada - Le notti di Cabiria - La dolce vita  -

8 ½ - Giulietta degli spiriti -  Satyricon - I clowns - Roma - Amarcord  - Casanova - Prova d'orchestra - La città delle donne

Ingmar Bergman: Il volto - Sorrisi di una notte d’estate - IL settimo sigillo - Il posto delle fragole - La fontana della vergine - Come in uno specchio - Scene di un matrimonio - Sussurri e grida - Fanny e Alexander -Il segno 

G. Mingozzi: Flavia la monaca Mussulmana

E.M. Salerno: Anonimo veneziano

Elio Petri: Indagine su un cittadino …

Elia Kazan: Un tram che si chiama Desiderio

Elia Kazan: Viva Zapata!

Joseph L. Mankiewicz: Giulio Cesare

László Benedek: Il selvaggio

Elia Kazan: Fronte del porto

Sidney Lumet: Pelle di serpente

Lewis Milestone: Gli ammutinati del Bounty

Charlie Chaplin: La contessa di Hong Kong

John Huston: Riflessi in un occhio d'oro

Francis Ford Coppola: Il padrino

Arthur Penn: Missouri

Francis Ford Coppola: Apocalypse Now – Taxi dryver

Gillo Pontecorvo: Kapò  - La battaglia di Algeri - Queimada  - Ogro

Stanley Kubrick: Orizzonti di gloria - Spartacus - Il dottor Stranamore - Odissea nello spazio - Arancia meccanica - Barry Lyndon - Shining - Full Metal Jacket - Eyes Wide Shut

Arthur Penn: La caccia

Roger Vadim: Tre passi nel delirio, E.A. Poe "Metzengerstein"

Roger Vadim: Barbarella

Sydney Pollack: Non si uccidono così anche i cavalli?

Alan J. Pakula: Una squillo per l'ispettore Klute

Alan J. Pakula: Arriva un cavaliere libero e selvaggio

François Truffaut: I 400 colpi - Fino all’ultimo respiro - Jules e Jim - Baci rubati - La sposa in nero - Il ragazzo selvaggio - Adele H, una storia d’amore - L’ultimo metrò - La signora della porta accanto - Finalmente domenica - Ultimo tango a Parigi - Il conformista – Novecento – L’ultimo imperatore - Io ballo da sola - The dreamers - L’assedio

G. Saks: A piedi nudi nel parco

S. Pollack: Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

S. Pollack: I tre giorni del condor

F. Zinnemann: Giulia

Valerio Zurlini: Il deserto dei Tartari

Liliana Cavani: Il portiere di notte - I cannibali - Milarepa

Emir Kustarica: Ti ricordi di Dolly Bell

Robert Redford: Ordinary People 

Luc Besson: Nikita – Leon - Giovanna D’Arco - Angel-a

Andreij Tarkovskij: Stalker – Solaris - Andreij Rubliov - L’infanzia di Ivan

Massimo Fagioli: Il cielo della luna

Marco Bellocchio: I pugni in tasca - Salto nel vuoto - Diavolo in corpo - Il sogno della Farfalla - La condanna - Il principe di Homburg

Werner Herzog: Cuore di vetro - Caspar Hauser - Aguirre, furore di Dio – Nosferatu – Fitzcarraldo - Dove sognano le formiche verdi

John Landis: Blues Brothers 

Win Wenders: La lettera scarlatta - Alice nelle città - Nel corso del tempo - Falso movimento - L’amico americano – Hammet - Paris, Texas - Il cielo sopra Berlino - Lisbon story - Buena Vista Social Club - Nik’s Movie

Michael Cacoyannis: Zorba il Greco

Roman Polanski: Rosemaris’s Baby

Nagisa Oshima: L’impero dei sensi

Charles Crichton: Un pesce di nome Wanda

Hans-Christian Schimid: Requiem 

Richard Donner: Iady Hawke

Alejandro Amenabar: Agorà

Alejandro Amenabar: Mare dentro

Peter Mullan: Magdalene

A.G. Iñarritu: Babilon

Mel Brooks: Frankenstein Junior 

Walter Salles: I diari della motocicletta

Sally Potter: Lezioni di tango

Sally Potter: Orlando

Manoel de Oliveira: Francisca - La valle del peccato - Il principio dell’incertezza - Un film parlato

Krysztof Kieslowski: La doppia vita di Veronica

Tim Burton: Edward mani di forbice

Milos Forman: Amedeus

Carlos Reygadas: Battaglia nel cielo

Mel Gibson: Braveheart

Bibliografia

Antropologia

J.J. Bachofen: Il matriarcato

L. Feuerbach: L’essenza del cristianesimo

L. Feuerbach: L’essenza della religione

E.De Martino: Il mondo magico - Magia e civiltà - Sud e magia

Theodor G.H. Strehlow:  I sentieri dei sogni

Antonio  Prete: Nostalgia

Roberto Zapperi: L’uomo incinto

Livia profeti: Identità umana

Arte

Aristotele: Poetica

A cura di Luigi Russo: Vedere l’invisibile (Nicea e lo statuto dell’immagine)

Anna Maria Panzera: Caravaggio e Giordano Bruno

Angiola Maria Romanini: L’arte medievale in Italia

Mario De Micheli: Le avanguardie artistiche del Novecento 

Biografie e autobiografie 

Michele Ciliberto: Giordano Bruno – Il teatro della vita

Anacleto Verrecchia: Giordano Bruno

Enit Starkie: Jean-Arthur Rimbaud

Pablo Neruda: Confieso que he vivido - Per haber nacido he nacido

Abelardo: Lettere di Abelardo e Eloisa

Anne Samuel Charters: Majakovskij e Lili Brik

Lamberto Antonelli: Beatrice Cenci

Naghib Mahfuz: Echi di una biografia

Lucy Freeman: La storia di Anna O.

Cinema

Gallimard: Il Cinematografo

A cura di Goffredo Fofi: Zhang Yimou

Marco Bellocchio: Sceneggiatura: Salto nel vuoto

M. Bellocchio e M: Fagioli: Sceneggiatura: La condanna

Wim Wenders: Sceneggiatura: Nel corso del tempo

M. Antonioni: Sceneggiatura: Tecnicamente dolce

B. Bertolucci: Sceneggiatura: Ultimo tango a Parigi

Liliana Cavani: Sceneggiatura: Il portiere di notte

André Bazin: Che cos’è il cinema

Sergej M. Ejzenštejn: Lezioni di regia

Sergej M. Ejzenštejn: Visse, scrisso, amo …memorie

Mario Verdone: Il cinema a Roma

Economia e società

Max Weber: L’etica protestante e l’etica del capitalismo

Karl Marx: Il Capitale

John Perkins: Confessioni di un sicario dell’economia 

John Perkins: ….

Filosofia 

 A cura di Alessandro Lami: I presocratici (testi)

A cura di Walter Leszl: I presocratici

A cura di Luciano Perinetto: Eraclito, i Frammenti

Giordano Bruno: De anima - De vinculis in genere - I dialoghi Italiani - De la causa, principio e uno - La cena delle ceneri

Giorgio Colli: La sapienza greca

Aristotele: Poetica

Lucrezio: De rerum natura

Dimitri Gutas: Pensiero greco e cultura araba

Thomas More: Utopia

Campanella: La città del sole

Karl Marx: Differenza … Democrito e di Epicuro

Fulvio Iannaco: Heghel viaggio da Atene a Berlino

Richard H. Weisberg: Il fallimento della parola

Luc Ferry e Alain Renaut: Il 68 pensiero

Immanuel Kant: Critica della facoltà del giudizio

Friedrich Nietzsche: Così parlò Zarathustra - La nascita della tragedia - Lettere da Torino

Albert Camus: Opere filosofiche

Michel Onfray: Trattato di ateologia 

Letteratura

Omero: Odissea - Iliade 

Esiodo: Teogonia

Platone: Apologia di Socrate

Virgilio: Eneide

Ovidio: Le metamorfosi

Nonno di Panopoli: Le dionisiache

Apuleio: L’asino d’oro

Petronio: Satiricon 

Boccaccio: Decameron

Tabucchi: Sostiene Pereira

San Agostino: Le confessioni

Dante Alighieri: La divina Commedia

Baldassarre Castiglione: Il Cortegiano

Macchiavelli: Il principe

Anonimo: La vida de Lazarillo de Tormes …

Francisco Delicado: La Lozana Andalusa

Fernando de Rojas: Comedia y tragicomedia … La celestina 

Giordano Bruno: I dialoghi Italiani

Milton: Il paradiso perduto 

Cervantes: Don Quijote de la Mancha

J.W. Goethe: I dolori del giovane Werther

J.W. Goethe: Faust

Kierkegaard: Diario di un seduttore

Mary Shelley: Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno

E.T.A.Hoffmann: L’uomo della sabbia e altri racconti

R.L. Stevenson: Lo strano caso del Dr. Jeyll e di Mr Hyde

H.G. Wells: L’uomo invisibile

H.G. Wells: Il paese dei ciechi

Bram Stoker: Dracula il vampiro

Gaston Leroux: Il fantasma dell’Opera

Théophile Gautier: La Mummia

Gustav Meyrink: Il Golem

William A. Seabrook: Gli Zombi, ovvero, I morti che lavorano

Giacomo Leopardi: Opere morali

Foscolo: Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Próspero Mérimee: Carmen, doble error 

Fëdor Dostoevskij: i  romanzi

H. Von Kleist: La marchesa di O… - Michael Kohlhaas 

Franz Kafka: La metamorfosi e altri racconti - Lettera al padre - Il castello - Il processo 

Robert Graves: Io Claudio 

Tomas Mann: Tonio Kröger - Morte a Venezia – Faust

Heinrich Mann: L’angelo azzurro

Luigi Pirandello: Romanzi e racconti

Michail Bachtin : Dostoevskij

Michail Bachtin : Estetica e romanzo

Erich Auerbach: Mimesis

 (*)Albert Camus: Opere (romanzi e racconti)

H.P.Lovecraft: i romanzi

(*)Albert Camus: Mi rivolto dunque sono (scritti politici)

(*)Jean Daniel: Resistere all’aria del tempo (con Camus)

Joseph Conrad: Romanzi e racconti

Melville: Romanzi e racconti

Ramon J.Sender:  … Lope de Aguirre

Joyce: Ulisse

Alejo Carpentier: Los pasos perdidos 

Henry Miller: Tropico del Cancro

(*)Henry Miller: Ai piedi della scala

Iréne Némirovsky: Due

Anne Frak: Diario

Curzio Malaparte: La Pelle

Cesare Pavese: Dialoghi con Leucò

Cesare Pavese: La luna e i falò

Buzzati : Il deserto dei Tartari

Jorge Amado: Teresa Batista stanca di guerra

Michael Ende: La storia infinita - Momo

Jamaica Kincaid: Autobiografia di mia madre

Robert Shneider: Le voci del Mondo 

(*)Édouard Glissan : Poetica del diverso

Armando Gnisci : creoli, meticci, migranti, clandestini e ribelli

Tommaso Landolfi: La pietra lunare

Vitaliano Brancati: Don Giovanni in Sicilia

Samuel Becket: Proust

Italo Calvino: Racconti - Lezioni americane - Le città invisibili - Il Visconte dimezzato

Queinò: Odile – I fiori blu

Patrick Süskind: Il profumo

Heinrich Böll: Opinioni di un clown

Mario Vargas Llosa: Il narratore ambulante

Pierre Louÿs: La donna e il burattino 

(*) Susanne Portmann: Lasciando il bosco - Nel fondo dell’occhio

(* )Michela Murgia: Accabadora 

(*) Paolo Izzo: Il dentro del suono

Paolo Izzo: Dopo le nuvole

Verga: Romanzi e novelle

Antonio Tabucchi: Sostiene Pereira

Giuseppe Scaraffia: La donna fatale

Gianna Sarra: La sindrome di Eloisa

Livia profeti: Identità umana

(* ) Elsa Osorio: Lezione di tango

Salwa Al-Neimi: La prova del miele

José Saramago: Cecità - Caino 

Linguaggio

Giovanni Semerano: La favola dell’indeuropeo

Giovanni Semerano: L’infinito: un equivoco millenario

Giovanni Semerano: Il popolo che sconfisse la morte

Tullio De Mauro: Linguistica elementare

Robert Graves: La Dea Bianca

J. Friedrich: Decifrazioni delle scritture scomparse

 

Mitos, logos; pensiero arcaico

Apollodoro: I Miti

Robert Graves: I miti Greci

Robert Graves: La Dea Bianca 

Fraser: Il ramo d'oro

J.J. Bachofen: Il matriarcato

E. Rohde: Psiche

F. Dürrenmatt: La morte della Pizia 

Bruno Snell: La cultura greca 

L. Coupe: Il mito

Giorgio Colli: La Sapienza greca

Mario Vegetti: L’etica degli antichi

Mario Vegetti: Il coltello e lo stilo

Mario Vegetti: Tra Edipo e Euclide

C.M. Bowra: L’esperienza greca

Eva Cantarella: Secondo natura

Eva Cantarella: I supplizi capitali

Eva Cantarella: Itaca

Eva Cantarella: L’amore è un dio

Fausto Codino: Introduzione a Omero

Cesare Pavese: Dialoghi con Leucò

Vernant e Vidal-Naquet: Mito e tragedia nell’antica Grecia - Mito e tragedia due

J-P Vernant: Mito e pensiero presso i Greci

A cura di Bertie Gasparri: Dionysos, mito e mistero

A cura di R. Bianchi Bandinelli: Storia e civiltà dei Greci

A cura di Ornella Rota: Mithos … Zorba il Greco

Eric R. Dodds: I Greci e l’irrazionale

F. Graf: Il mito in Grecia 

A cura di N.K.Sandars: L’epopea di Gilgameš

R.B: Onians: Le origini del pensiero europeo

Garfield e Blishen: Al principio erano gli dei

Enrico Montanari: Il mito dell’autoctonia - Roma, momenti di una presa di coscienza culturale - Mito e storia … 

Giulio Giorello: Prometeo, Ulisse, Gilgameš (figure del mito)

Livia profeti: Identità umana

Angelo Brelich: Introduzione alla storia delle religioni 

 

Poesia

Aristotele: Poetica 

Poesia classica greca: a cura di

Poesia classica latina: a cura di

Poesia spagnola: a cura di

Nazim Hikmet: … tutte le poesie

Pavese: tutte le poesie

Montale: … tutte le poesie

Pablo Neruda: … tutte le poesie

Ghianni Ritsos: Erotica

Adonis: Poesie d’amore

Hölderlin: Liriche

(*)Derek Walkot: Mappa del nuovo mondo

Derek Walkot: Prima luce

Hölderlin: Poesie della torre

Storia della Psicologia

Sigmund Freud: I casi clinici

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