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a cura di Gian Carlo Zanon

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Cronaca | 01/09/2010 - 14:42

M - Il mostro di Düsseldorf

 

Leggere L'articolo sottostante

Cronaca | 01/09/2010 - 14:31

M - Il mostro è nascosto nella cultura

 Il 7 di maggio 2010 all’Università degli studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, si è svolta una preziosa lezione che aveva per tema la pedofilia. Alla lezione sono intervenuti: il Prof. Andrea Masini-psichiatra, la Prof.ssa Annamaria Zulli-psicologa, Federico Tulli-giornalista, Francesco Dall’Olio-magistrato, Clementina Ruggeri-avvocato.

Il tema, molto delicato, soprattutto dopo lo scandalo dei preti pedofili, ormai scomparso solo dalle pagine dei giornali, è stato scandagliato da tutti i punti di vista in modo interdisciplinare. Dai docenti, che si sono avvicendati, sono uscite conoscenze importati e sconcertanti. Dal punto di vista psichiatrico è stato affermato più volte che il crimine di pedofilia devasta la psiche del bambino spesso in modo irreparabile tanto da farne a sua volta un criminale pedofilo. Uno di questi è Luigi Chiatti, il Mostro di Foligno: lui stesso aveva lasciato vicino al primo bambino violentato ed ucciso un biglietto farneticante scritto con il normografo firmandosi “il mostro”: «Aiuto! Aiutatemi per favore. Il 4 ottobre ho commesso un omicidio. Sono pentito ora anche se non mi fermerò qui. (… )PS.: non cercate le impronte sul foglio, non sono stupido fino a questo punto. Ho usato dei guanti. Saluti, al prossimo omicidio”.»

Sconvolgenti sono le affinità tra questo fatto di cronaca e il film M - Il mostro di Düsseldorf  , del 1931 diretto da Fritz Lang. Il protagonista, Hans Beckert, pedofilo e assassino seriale, nella famosa deposizione davanti al tribunale popolare, composto dalla criminalità locale e dalle madri delle bambine uccise, si accusa dei crimini dicendo che è una voce che gli comanda di uccidere: «Che cos'è che sento urlare dentro al mio cervello? E come uccido: non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce, e io non la posso sentire! ( …) Soltanto quando uccido, solo allora... ( la voce si placa n.d.r.) E poi non mi ricordo più nulla.»

Nel dibattito che è seguito alla lezione di Chieti è emerso chiaramente la dinamica psichica coattiva che “obbliga” il pedofilo alla violenza sui minori ancora fisicamente e psichicamente non atti al rapporto sessuale. Il pedofilo è un “serial killer”  ha affermato il Giudice Dall’Olio confortato dall’esperienza sul campo dello psichiatra Andrea Masini, quindi, un malato di mente grave e pericoloso che, se non arriva ad uccidere fisicamente, “uccide psichicamente”.

Il 28 dicembre 1994 Luigi Chiatti viene condannato a due ergastoli. Ma la vicenda non è conclusa: l’11 aprile 1996 la corte d’Assise d'’Appello di Perugia riforma la sentenza di primo grado, lo ritiene seminfermo di mente e lo condanna a 30 anni di reclusione. Determinante si rivelerà la testimonianza di un giovane che aveva trascorso diversi anni in brefotrofio con Chiatti il quale racconterà di violenze sessuali subite da entrambi da parte di un prete.

Inoltre ciò che è venuto sorprendentemente alla luce durante la lezione è da far tremare i polsi: una certa parte di uomini della cultura sono, e sono sempre stati, se non dichiaratamente pedofili come i filosofi greci, da Socrate in poi, dalla parte dei pedofili, quindi complici della violenza sui minori. Si va dalle velate e “veniali” affermazioni di un filosofo tanto acclamato come Umberto Galimberti che svogliatamente chiama la perversione che devasta i bambini “attrazione erotica verso i bambini”, svuotando in questo modo di senso la tragedia della pedofilia, alle reiterate affermazioni di Michel Foucault, il ”grande filosofo” francese, il quale sosteneva che il bambino, è un seduttore che cerca il rapporto sessuale con l’adulto e che quindi ha tutto il diritto di fare l’amore con gli adulti. Anche Nichi Vendola, l’attuale Governatore della Regione Puglia, in un’intervista di Stefano Malatesta apparsa sul quotidiano La Repubblica il 19 maggio 1985 affermava senza ombra di dubbio: «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti … ». Ora Vendola è in lizza per dirigere la sinistra alle prossime elezione, qualcuno potrebbe chiedergli se la pensa ancora così o se erano state le cattive letture e le cattive compagnie a suggerirgli questa frase che, ora, è un’apologia di reato. Se la pensa ancora così potrebbe dare una mano ai camerati del Pdl e della Lega i quali zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.

Certo che di cattive compagnie ce ne sono state molte tra i “maestri del pensiero”. Primo fra tutti Freud il “grande pensatore” ancora osannato sulle pagine dei giornali nonostante la demolizione operata da una parte della cultura francese dopo vari opere, l’ultima bordata è di Michel Onfray, che denunciano il suo non-pensiero, che, tra le altre nefandezze, lo portava a scrivere a Mussolini definendolo: “un’eroe della cultura“. Ma c’è anche una parte della cultura francese che ha alzato gli scudi per difendere sia Freud sia il ministro della cultura Frederic Mitterrand che nel suo libro autobiografico 'La Mauvaise Vie', narrava i suoi rapporti pedofili, facendo un’apologia del turismo sessuale e affermando che forse «sono relazioni sbagliate ma non crimini.»

Sigmund Freud è uno dei principali colpevoli di questa ambivalenza, che tanto ha corrotto il pensiero culturale, nei confronti del crimine di pedofilia. Il “cosiddetto scopritore dell’inconscio” ripropone la credenza religiosa del peccato originale, definendo il bambino un “polimorfo perverso”. Per Freud tutti i bambini sono geneticamente perversi, e inoltre, scrisse di “seduzione infantile” verso gli adulti e affermò che il bambino molto spesso fantasticava la violenza o la manipolazione subita, favorendo, in questo modo, l’impunibilità dei pedofili e togliendo al bambino la verità, prezioso strumento di cura dal trauma psichico subito.

In questa brutta storia sulla violenza ai minori che da sempre avvelena la cultura vi sono molti complici. Nell’ottobre 2009 un articolo di Mario Gamba, sul quotidiano L’Altro, strillava in prima pagina:”Roman Polanski, per favore non chiamatela pedofilia”; l’articolo giustificava la violenza del regista, il quale stuprò una ragazzina di tredici anni, e difendeva il sesso con i minori. Il 6 ottobre, il quotidiano Terra, pubblicò la presa di distanza di molti politici e intellettuali di sinistra, compreso Nichi Vendola, bloccando sul nascere la legittimazione alla pedofilia.

Legittimazione che invece corse sui giornali, invisibile ai più, nel 2005 per le celebrazioni culturali del trentennale dalla morte di Pasolini. Adriano Sofri, La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2005,  citava Pasolini il quale affermò: “Io, come il dott. Hide, ho un’altra vita” . Pasolini sbagliò la citazione, era il dott. Jekil lo scienziato buono che cercava di fermare la cattiveria degli esseri umani; era mister Hide il suo doppio cattivo che faceva del male, soprattutto alle donne. Infatti sul supplemento Queer di Liberazione, di domenica 16 ottobre 2005, in un articolo di Renzo Paris, viene accennato dei ricoveri  di Pasolini in strutture psichiatriche per sdoppiamento di personalità: dott. Jekil faceva l’intellettuale acclamato, mister Hide sfruttava sessualmente i ragazzi di vita spesso minorenni come, poi lo vedremo,  raccontano i suoi compagni di merenda sui giornali senza rendersi conto di ciò che dicono.

Ma Pasolini chi era? Cosa faceva agli esseri umani? Sempre nello stesso articolo, altra citazione di Pasolini che scriveva: “Non c’è disegno di carnefice che non sia suggerito dallo sguardo della vittima”. Aveva imparato bene la lezione di Freud  il quale, come affermato nella lezione di Chieti, scriveva che la maggior parte degli stupri raccontati dai bambini non erano altro che loro fantasie e che comunque erano loro stessi a suscitare perversioni pedofile negli adulti.

Sempre sullo stesso giornale, Antonio Gnoli intervista Alberto Arbasino su Pasolini. Arbasino: “In quegli anni non c’erano termini che designassero omosessualità o pedofilia. (…) Allora non esisteva il nome e dunque non esisteva neppure la cosa”. Dunque, secondo Arbasino, se non esiste la parola pedofilia – e non è vero, dato che la parola esiste da almeno tremila anni- non esiste il fatto che un minorenne violentato da un adulto sia un individuo rovinato psichicamente, forse per sempre?

Più avanti sempre Arbasino: “Pier Paolo amava i minorenni, un’inclinazione che oggi sarebbe oggetto di una riprovazione assoluta”. Un inclinazione, che, dice Arbasino, oggi, solo oggi, “sarebbe oggetto di una riprovazione assoluta”. trenta e quarant’anni fa non era un crimine? Oggi, finalmente, questa che, con un eufemismo, Arbasino chiama “inclinazione”, si chiama invece “crimine di pedofilia” e viene perseguito duramente; con le nuove leggi Pasolini, non solo sarebbe stato espulso dall’insegnamento e dal PCI, come è accaduto allora, ma sarebbe andato in galera per una decina d’anni. E c’è voluto il mostro di Marcinelle per fare leggi più severe. Quindi, secondo Arbasino, questo “eroe della cultura italiana” una violenza sessuale su un minore che, per chi non lo avesse ancora capito, vuol dire violentare fisicamente e psichicamente un bambino o una bambina, ora sarebbe oggetto di riprovazione assoluta ma  invece trent’anni fa non lo era?

Pazzesco, vero, “eppure Arbasino è un uomo d’onore” direbbe Antonio, il retore, cercando di convincerci che le violenze sui  bambini, come dice un Ministro della Cultura europea « forse sono relazioni sbagliate ma non crimini.»

 

L’homme révolté

Poesia | 24/08/2010 - 19:37

questa notte c'è luna piena ...

 

Le stagioni lunari

 

Imbruniva,

Una  Luna, enorme, stava seduta

sopra uno svincolo di strade

senza identità. 

Pensare parole per dire di Lei?

Improbabile.

Ricordo, ho pensato … a te;

e non sapevo perché la Luna,

quella luna, così …

importante,

ti evocava … come se fosse,

inverosimile,

guardarla, e

non pensare a te.

Lei  si alzava velocemente,

sicura del suo cammino verso le stelle.

Così un attimo dopo già accarezzava i tralicci

che al suo avvicinarsi si pittavano d’argento

come fanno le donne all’odore di uomo,

come fai tu quando scompari a me

per apparire davanti al tuo specchio.

 

A volte, d’estate

sembra che il sole si attacchi al cielo

per non affogare nel giardino delle Esperidi;

sta li, sospeso, per un tempo che appare infinito …

è nell’inverno che Luna torna  

padrona del cielo

come tu sei padrona dei miei pensieri, e

del mio corpo,

nelle stagioni delle tue presenze.

 

Ruggero De Baudi

Cronaca | 23/08/2010 - 20:09

Scandalo Mondadori

Con il decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio questo governo permette ad una contribuente, tale Marina Berlusconi, presidente della Mondatori SPA, di saldare con soli 8,6 milioni di euro un contenzioso fiscale di circa 350.

 

Sabato 21 agosto, a Roma era tornato quel bel caldo umido che rovina il sonno;  era tornato anche Vito Mancuso dichiarando, sulle pagine di La Repubblica, che aveva anch’egli perso il sonno, non per il caldo, ma, per un caso di coscienza; ecco le sue parole: «Eccomi quindi qui con la coscienza in tempesta: da un lato il poter far parte di un programma editoriale di prima qualità venendo anche ben retribuito, dall'altro il non voler avere nulla a che fare con chi speculerebbe sugli appoggi politici di cui gode. Da un lato un debito di riconoscenza per l'editrice che ha avuto fiducia in me quando ero sconosciuto, dall'altro il dovere civico di contrastare un'inedita legge ad aziendam che si sommerebbe alle 36 leggi ad personam già confezionate per l'attuale primo ministro.»

Mancuso, riprendendo un articolo di Massimo Giannini del 19 agosto, in sintesi diceva che, se era vero ciò che il collega scriveva, vale a dire che la Mondadori SpA« … godendo di favori parlamentari ed extraparlamentari, pagherebbe al fisco solo una minima parte (8,6 milioni versati) di un antico ed enorme debito(350 milioni dovuti … » e senza un euro di interessi per il ritardato pagamento di appena vent’anni, lui e gli altri autori avrebbero dovuto pensare a ridefinire i rapporti con questa casa editrice, che faceva scandalo con questa mancanza assoluta di eticità.

Mancuso inoltre, con coraggio e intelligenza critica, scriveva che sentiva che non era abbastanza criticare questa ennesima ingiustizia sociale che fa in modo che, se, un comune cittadino non paga la tassa sulla spazzatura, appare alla sua porta il Commissario Giudiziario con ingiunzione di sequestro, mentre per le aziende debitrici allo stato di milioni di euro, legate ad un potente politico, tutto si risolve quasi con una risata; e otto milioni contro trecentocinquanta sono una risata, per i proprietari della Mondadori naturalmente.

Anche dopo un’anonima  risposta dell’azienda Mondadori a La Repubblica di domenica, che pur confermando nei fatti quanto scritto da Giannini, appellandosi alla legge, legge fatta appositamente per non pagare le tasse, dava una propria interpretazione del “problema”,   Mancuso, oggi, sempre sullo stesso giornale, ritorna sull’argomento  scrivendo un articolo che già nel titolo, sinteticamente, esprime tutta la sua disapprovazione per le forme e i contenuti ‘berlusconiani’ usati dalla casa editrice in questo frangente: “Cara Mondadori, per le leggi il tuo sarto è proprio di misura”. Mancuso con questo articolo denuncia questa legge ad aziendam che va a sommarsi alle altre trentasei  leggi ad personam confezionate a misura per il primo ministro.

Ma Mancuso non si è fermato qui, ne ha fatto un caso di coscienza: appellandosi, come fosse Antigone, al “tribunale interiore”, ha chiesto anche agli altri autori, che pubblicano con la casa editrice di Segrate, e per le affiliate come la Enaudi,  di esprimere un giudizio su questi fatti che volenti o nolenti li coinvolge  eticamente. Alcuni hanno risposto, tiepidamente; nessuno, finora, ha dato segni inequivocabili di voler uscire dalla casa editrice come già ha fatto Bocca.

Intanto sui blog si è scatenato il dibattito dei liberi pensatori con alcune buone idee tipo: perché gli autori non si associano creando una casa editrice loro? Oppure non ne adottano una piccola dove poter pubblicare senza aver le mani sporche di spazzatura legalizzata da leggi che rubano i soldi al popolo italiano?

Altri pensano che una campagna di denuncia e un No Mondadori day che per qualche settimana spopoli le librerie associate e non faccia comprare titoli Mondadori potrebbe essere una soluzione.

Non sono cattive idee, si possono anche attuare per fare venire un po’ di mal di pancia ai signori di Segrate e provincia, ma certamente non basterebbe per far capire ad un popolo che non vuole capire che  questo, tutto sommato, è un piccolo problema di una tragedia politica ed umana, che sta distruggendo il nostro “Bel paese”.

Se invece una gran parte degli autori uscissero da questo Castello kafkiano di Segrate, che impoverisce le idee ed i sogni espressi nei loro libri sarebbe un grande evento, politico e mediatico.

Scriveva Hölderlin, “… le parole sono aria del mattino. Divengono sogni. Se uno non li pesa e non li comprende, cadono come errore nel cuore e uccidono”.

Certamente le parole di Roberto Saviano, ancora pubblicato dalla Mondadori, che ci hanno fatto indignare così profondamente per quel fenomeno della criminalità organizzata chiamato Camorra, non saranno meno credibili se egli continuerà a lavorare con questa casa editrice, ma, sicuramente il peso di un suo rifiuto darà più speranza di giustizia ai suoi lettori.

 

L'homme révolté

 

Pubblicato su AgoràVox il 24 agosto 2010

Cronaca | 23/08/2010 - 18:15

Scandalo Mondadori

Riceviamo da      www.mauriziomelandri.it e pubblichiamo  questa denuncia sul caso Mondadori

 

 

Una lettera di Vito Mancuso sul “caso Mondadori”

 

….Eccomi quindi qui con la coscienza in tempesta: da un lato il poter far parte di un programma editoriale di prima qualità venendo anche ben retribuito, dall'altro il non voler avere nulla a che fare con chi speculerebbe sugli appoggi politici di cui gode. Da un lato un debito di riconoscenza per l'editrice che ha avuto fiducia in me quando ero sconosciuto, dall'altro il dovere civico di contrastare un'inedita legge ad aziendam che si sommerebbe alle 36 leggi ad personam già confezionate per l'attuale primo ministro (riprendo il numero delle leggi dall'articolo di Giannini e mi scuso per il latino ipermaccheronico "ad aziendam", ma ho preso atto che oggi si dice così). A tutto questo si aggiunge lo stupore per il fatto che il Corriere della Sera, gruppo Rizzoli principale concorrente Mondadori, finora abbia dedicato una notizia di poche righe alla questione: come mai?....

 

http://www.repubblica.it/politica/2010/08/21/news/io_autore_mondadori_e_lo_scandalo_ad_aziendam-6407472/?ref=HRER1-1

 

 

 

 

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione (238/2009), che aveva sentenziato che sulle tasse non si possono applicare altre tasse, in molti cittadini avevamo pensato di poter recuperare i soldi dell’IVA applicata sulla tassa sui rifiuti.

Ma ecco che “molto opportunamente” il governo corre ai ripari, e provvede a emanare - Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivita' economica – con il D. L. 78/2010 all'art. 14 comma 33: “Le disposizioni di cui all'articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.  152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non e' tributaria. Le controversie relative alla predetta  tariffa,  sorte  successivamente  alla  data  di entrata in vigore   del   presente   decreto,   rientrano   nella  giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria.”

Siamo alle solite, abbiamo allora pensato tutti; il governo ha partorito una legge ad hoc pur di non restituire i soldi ai cittadini.

Come siamo maligni! Sempre a pensar male … e invece no. Con un’altra legge ad hoc il governo restituisce il maltolto; anzi, molto di più. Con il decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio questo governo permette ad una contribuente, tale Marina Berlusconi, presidente della Mondatori SPA, di saldare con soli 8,6 milioni di euro un contenzioso fiscale di circa 350.

Bene! Giustizia è fatta! La seconda legge va intesa come atto riparatorio della prima.

………o no?!?

Ecologia | 18/08/2010 - 14:27

Pensavamo che la terra stesse male...

Pensavamo che la terra stesse male...

invece sta molto peggio!!!!

L'anno scorso, l'Earth Overshoot Day è caduto il 25 settembre 2009. Quest'anno è stimato con un anticipo di più di un mese. Questo non è dovuto ad un improvviso cambio nella domanda umana, ma piuttosto ad un miglioramento della metodologia di calcolo che permette al GFN di valutare con più precisione l'estensione dell'Overshoot. (Per esempio, i nostri dati più aggiornati mostrano che il pianeta ha una minor biocapacità rispetto a quanto si stimava precedentemente, soprattutto nel settore dei terreni da pascolo).

 

“Pensiamo comunque che in nostri calcoli sono – se mai – sottostimati” dice Mathis Wackernagel. “Sappiamo che viviamo ben al di là dei mezzi che il nostro unico pianeta ci mette a disposizione. La buona notizia è che molta della tecnologia che abbiamo per cominciare a far fronte questo problema è disponibile ed è “open source” come la progettazione urbana compatta, l'abitare in modo energeticamente efficiente, la riforma per le tasse ecologiche, la rimozione dei sussidi perversi (CIP 6 - ndr.), una pianificazione familiare sicura e alla portata di tutti, biciclette, diete a basso contenuto di carne, l'analisi del ciclo di vita”.

 
Per calcolare la vostra Impronta ecologica personale e sapere cosa si può fare andare su www.footprintnetwork.org/calculator.

 

Ricevuto da Maurizio Melandri

Poesie | 18/08/2010 - 14:04

Derek Walcott

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stessa arrivata       

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuna sorriderà al benvenuto dell'altra,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino: Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, alla straniera che ti ha amato per tutta la vita.

Che hai ignorato per un’altra e che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,

le fotografie , le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.

 

da Love after Love

Arte | 18/08/2010 - 12:18

Concierto de Aranjuez

Cronaca | 17/08/2010 - 21:59

Fini - Berlusconi, finale di partita

In questi giorni, sul palcoscenico Italia, si sta rappresentando la fine di una tragedia che riverbera l’opera più sanguinosa di Shakespeare: il Macbeth.

 

Non c’è che dire, non appena si esce dal Bel Paese si respira un’aria di intelligenza, e quindi di libertà intellettuale, poco presente nei nostri media divenuti “mezzi di distruzione di massa”. Sul quotidiano El País una bellissima intervista alla giornalista televisiva di Reporter, Milena Gabanelli, ci dà la misura di come i nostri giornali, tranne pochi, tra cui spicca il settimanale left, siano strangolati da una censura invisibile e quindi surretizialmente asserviti a potentati tribali, politici e religiosi,  i quali, pur scontrandosi a vicenda in una esausta commedia delle parti, mantengono, come i Castelli della droga sudamericani o le Case petrolifere, un equilibrio di potere che conviene a tutti per continuare a dominare ingannando una stragrande maggioranza della popolazione, la quale, ormai, plasma supinamente il “proprio pensiero”, soprattutto guardando la televisione e leggendo, pochi, giornali.

Nelle settimane a cavallo tra luglio ed agosto, il tema che il El País l’otto agosto titolava El divorcio entre Fini e Berlusconi, si incontrava spesso sulle prime pagine dei periodici spagnoli. Inoltre nelle analisi in terza pagina, giornalisti di razza come Miguel Mora, si parlavano apertamente dell’Italia come di “Un país sin futuro político” e di come un’opposizione di “sinistra” con ‘irrecuperabili vizi e complessi da ex catto-comunisti’ non possa offrire nessuna vera alternativa di governo.

Ma ciò che saltava immediatamente all’occhio era la destrutturazione di un equilibrio che il gesto vitale di Fini portava a compimento. E ciò, che era piacevolmente allarmante, è che Fini con un manipolo di insorti, troncava il rapporto con il Cavaliere proprio sulla questione etica, quel concetto di giustizia e di legalità che era sempre stato il cavallo di battaglia delle sinistre italiane e che Berlinguer aveva chiamato ‘questione morale’.

In questi giorni, sul palcoscenico Italia, si sta rappresentando questo finale di tragedia che riverbera l’opera più sanguinosa di Shakespeare: il Macbeth. Ricordiamo brevemente il dramma shakespeariano: Macbeth un signorotto, fedele di Re Duncan, viene portato a credere, dalle frasi sibilline delle tre streghe alla propria onnipotenza. La sua  bramosia di potere, confermata e resa congrua dalle parole delle streghe,  lo porterà, dopo aver assassinato Re Duncan, a diventare Re d’Inghilterra, e a tutta una serie di nefandezze come quella di far sterminare dai suoi sgherri moglie e figli di Macduff colpevole di non voler più appartenere alla schiera di cortigiani di Macbeth e di aver dichiarato che il suo governo criminale avrebbe portato l’Inghilterra alla rovine civile ed etica. Alla fine del dramma, ormai abbandonato anche dai suoi lacchè ma ancora accecato dalle parole delle tre sorelle del destino, che gli avevano assicurato che «nessun uomo partorito da donna avrebbe mai ucciso Macbeth», viene giustiziato durante un duello da Macduff il quale era nato con taglio cesareo e quindi non, normalmente, partorito.

Ora, non è tanto difficile fare un accostamento tra l’opera del Bardo e la tragicommedia politica del rifiuto da parte di Fini di ciò che con un eufemismo viene chiamato ‘pantano’ anziché fogna.

Anche il Presidente della Camera - come Macduff al quale viene sterminata la famiglia -  in questi giorni viene attaccato nel privato dai sicari del killeraggio mediatico. Trovati i sicari del tiranno si possono individuare le altre maschere del dramma: Lady Macbeth che rinuncia al suo sesso, pur di diventare Regina, si può individuare in una decina di appartenenti, solo per attributi fisici, al genere femminile che siedono su alti scranni dei Ministeri e delle Camere e che, come ombre ferali, stanno accompagnando il tiranno alla rovina.

Di streghe poi ce n’è in abbondanza e si possono scegliere in un ampio truogolo maleodorante dove si possono trovare insipidi personaggi che vanno sugli schermi televisivi a fare l’agiografia del nuovo Santo protettore dell’Italia. Uno di questi è quell’efebo fuggito dall’ex partito per la propria “scomoda posizione” in cui lo voleva continuare a sottomettere il suo leader, per approdare alla corte del Cavaliere, come cantore delle gesta del suo sovrano.

Questi personaggi politici che, anziché instaurare una dialettica critica con Berlusconi, lo continuano a spingere, con la loro servile adesione alle sue istanze, alla sua rovina politica, rappresentano bene le streghe che ingannano Macbeth; ma sono peggio di queste … sono solo maschere tragicomiche e guitti, primi a lasciare la nave quando questa affonderà, come fanno i ratti.

Solo la moglie, come un grillo parlante che ancora prova almeno un po’ di umana pietà per quest’uomo, aveva avvertito, la stampa: «Mio marito sta male» e non intendeva «Ha il mal di denti». Ma nessuno l’ha ascoltata.

Macbeth, dopo aver assassinato Re Duncan, con le mani ancora lorde di sangue, diceva «Ho ucciso il sonno» così come le televisioni, quasi tutte ormai, stanno assassinando i sogni etici degli Italiani.

Vedremo se Fini, questo “eroe” uccisore di tiranni, avrà vitalità e forze sufficienti e quindi sarà capace di giustiziare il despota persuaso dalle proprie streghe interne, che trovano legittimazione nelle molte streghe esterne che lo circondano, di essere una divinità immortale.

L'homme révolté

Articolo pubblicato da AgoràVox il 18 agosto 2010

Arte | 19/07/2010 - 14:30

,,, réverie

Arte | 19/07/2010 - 13:55

Estate

... e così è arrivata l'estate, con tutti i suoi aggettivi, calda, afosa, e allora si chiude e si va al mare ... la redazione de l'Uomo in rivolta vi saluta e ci ritroveremo verso il 25 agosto, ciao a tutti

L'homme révolté

 


 

Sole abbagliante.

Notti umide, mattini già caldi.

Pomeriggi pigri … siestas.

Far l’amore sudati, i gelati … e

una vita invisibile

che nasce, vive, si consuma,

si trasforma o muore.

Questa è l’estate.

 

Arte | 19/07/2010 - 13:18

Thodorakis

Arte | 17/07/2010 - 18:28

La voce del silenzio

 

Silenzio, please!

 Perchè temere il silenzio,

come fosse spazio vuoto:

se il rapporto, è canto,

si deve temere la stonatura,

il falso movimento

che incrina il senso

di quel canto,

non la pausa del divenire;

 

il silenzio

è solo

un tempo

tra le parole e i suoni;

tra un colpo di scalpello

dell’artista

e l’altro colpo. 

In mezzo un pensiero;

 

il silenzio è

un’opportunità di ricordo

tra lo sguardo

della separazione e

il nuovo incontro,

l’ intervallo

tra la voglia appagata

dall’amante e

la voglia;

 

il silenzio è attesa

di quella nota

sconosciuta che

non c’è ancora

ma ci sarà;

 

il silenzio

è lo spazio

fra frammenti

di discorsi incompiuti

che verranno ricomposti

solo quando

il loro eco

si assottiglierà ...

sino a scomparire

per dare esistenza

al suono che sarà.

 

Silenzio please!

Arte | 17/07/2010 - 18:11

Patagonia

Recensioni | 17/07/2010 - 18:08

Bruce Chatwin – In Patagonia

Nelle prime immagini del film Paris-Texas, di Win Wenders, appariva un uomo che aveva percorso le strade polverose del deserto texano alla ricerca del luogo dove egli era stato concepito. Il luogo era appunto un piccolo paese del Texas che si chiamava Paris come la capitale francese. Il protagonista aveva perduto la certezza di sé. Egli cercava il luogo del suo concepimento per calmare l’angoscia divorante di poter essere venuto dal nulla: aveva perduto non solo la propria nascita ma addirittura la sicurezza del suo avvenuto concepimento. Nella prima pagina di La Patagonia Chatwin rievoca se stesso bambino, incantato di fronte ad un pezzo di pelle di brontosauro trovato in Patagonia da un suo lontano parente. Il cugino della nonna, Charley Milward, era il capitano di una nave che andò a naufragare all’imbocco dello stretto di Magellano. In seguito egli si stabilì in Patagonia e trovò questo pezzo di pelle di un megamammifero estinto migliaia di anni prima della comparsa dell’uomo nel continente sudamericano. Il percorso di Chatwin, attraverso le terre patagoniche, altro non è che la ricerca delle tracce di Charley Milward attraverso la storia dei suoi incontri e dei luoghi da lui attraversati. Il libro finisce con il ritrovamento di un lembo di pelle di brontosauro simile a quello intravisto a casa della nonna da bambino. L’autore del libro, come il protagonista proustiano della Recherche e come il personaggio di Paris-Texas, persegue i ricordi come se trovasse pace solo nel ritrovare tracce ed oggetti, di questo mitico parente, negli immensi spazi della Terra del fuoco. E forse è meglio non addentrarci troppo nei perché egli fa e poi racconta questo suo vissuto. Possiamo solo chiederci se egli andò in Patagonia alla ricerca di una sua identità perduta e se credette di poterla incontrare solo ritrovando le cose che erano rimaste nei suoi ricordi coscienti. Possiamo solo chiederci se Chatwin fece questo viaggio per calmare la stessa angoscia dei personaggi citati e se, una volta ritrovati questi “oggetti inerti della mente”, egli si…diciamo… tranquillizzò. Potrebbe essere una ricerca avvincete…potrebbe, ma forse per una volta, è meglio abbandonare per un po’ questa “ossessione”, che vuole esplorare sempre il perché delle cose.

Questo libro ci regala la storia della Patagonia vista con uno sguardo molto particolare. Catwin racconta di centinaia di strani personaggi che, una volta preso possesso di questi spazi vuoti, li riempirono con case, mobili e altri manufatti identici a quelli che avevano lasciato in Europa. I colonizzatori della Patagonia non si separarono mai completamente dai luoghi dell’infanzia, “conquistarono” queste terre sferzate dal vento sovrapponendovi pezzi del vecchio continente. Ma il libro non è solo questo. Vi sono storie di centinaia di personaggi leggendari, che hanno percorso queste zone desolate e che hanno incrociato i loro destini con campesinos e latifondisti, come Butch Cassidy, Sundance Kid e la loro bella amante Etta Place che continuarono il loro spensierato ménage á trois in questi spazi dove il vento è padrone. Ma il libro racconta soprattutto la tragedia più grande che appartiene a tutto il continente americano: la strage delle popolazioni  autoctone e l’annichilimento identitario dei sopravvissuti attraverso vari strumenti di “civilizzazione delle anime”.

Nel 1974 l’autore percorre la Terra del Fuoco e già si intravedono le nubi minacciose che stanno oscurando l’America Latina: nel ’73 fu l’anno dell’assassinio di Salvador Alliende, del colpo di stato in Cile. Nel 1973 morì anche Pablo Neruda ultima speranza e cantore di chi non possiede il linguaggio verbale per ribellarsi: “raccontatemi tutto, ogni catena,  ogni frustata, io sarò la vostra voce”. Nel 1974  Isabelita Peron è già una marionetta gestita dai fili di coloro che diverranno i responsabili dell’angoscioso dolore delle madri dei desaparecidos di Piazza di Mayo. Altri echi riverberano nelle pagine del libro.

Echi di una speranza finita tragicamente: il tentativo, da parte di alcuni illuminati della chiesa sudamericana, di cambiare la storia del popolo minuto attraverso la Teologia della Liberazione.

La teologia della Liberazione aveva come obiettivo la difesa dei poveri e dei diseredati, vale a dire di chi non è riconosciuto come essere umano dall’ordine sociale imperante. Punto di partenza di partenza di questa riflessione è la realtà sociale di tutti i paesi dell’America Latina. Senza addentrarci troppo in questa Teologia, diciamo che i teorici di questo movimento evangelico, J. H. Cone, G. Gutierrez, F. Herzog, Leonardo Boff, indicano la miseria e soprattutto l’ingiustizia sociale come radice del peccato e quindi teorizzano la liberazione da esso attraverso l’affrancamento dei poveri dall’oppressione e dallo sfruttamento che i ceti agiati esercitano sugli strati più poveri della popolazione. Questo proponeva, la Teologia della Liberazione ma tutti coloro che avevano aderito a queste idee, sono stati, prima censurati dalla Santa Congregazione per la dottrina della fede, vale a dire quell’organismo che fino alla fine dell’ottocento si chiamava con il sinistro nome di Santa Inquisizione, poi delegittimati e quindi, come l’arcivescovo A. Romero assassinato nel 1980, “amorevolmente” affidati al potere temporale dei vari caudillos sudamericani. Tutto questo accadeva mentre un altro movimento nato nella Spagna franchista, l’Obras de Dios, con idee antitetiche ai teologi della liberazione colonizzava nuovamente le menti dei popoli latinoamericani.  Ma questa brutta storia, ancora tutta da raccontare, continua ancora oggi.

Sicuramente la speranza degli Amerindi non è ancora sopita: a Cuzco, in Perù  si stanno innalzando le statue colossali di antichi condottieri Incas che lottarono e morirono per salvaguardare la loro cultura dalla ferocia dottrinaria dei monaci cattolici i quali, protetti dai Conquistadores, “esportavano” il verbo del loro dio ai pagani. Atahualpa, Tupac Amaru, Manco Inca ora si ergono fieri nelle piazze delle città a ricordare il passato eroico dei sudamericani.

 

Gian Carlo Zanon, Tratto dalla rubrica di recensioni, Nel mezzo del cammin … di Quattro Passi, aprile 2007

Arte | 16/07/2010 - 00:31

Madredeus - Alfama

La natura del vento

Deserto

nel sangue;

deserto…

quando vi incontrai.

Lui parlava della natura del vento;

tu venivi con passo sicuro

al luogo dove ti incontrai.

Spariva

il deserto

spariva dal corpo

quando vi incontrai.

E il tempo

mia vita, mia vita

percorri

il mio tempo

e la zona dei sogni:

quei luoghi

dove vi  incontrai.

 

Ruggero De Baudi

Varie | 15/07/2010 - 23:29

José Saramago

«E' la lunga interminabile / conversazione delle donne, / sembra una cosa da niente, / questo pensano gli uomini; / neanche loro immaginano / che è questa conversazione / che trattiene il mondo nella sua orbita. / Se non ci fossero le donne / che parlano tra di loro / gli uomini avrebbero già perso / il senso della casa e del pianeta. » (...) «Ma io ho grandi speranze. Se Dulcinea prende corpo ed Euridice resuscita, questo mondo forse può ancora diventare abitabile».

Recensioni | 15/07/2010 - 18:55

Il cavaliere dell’eterna gioventù

 

Miguel De Cervantes

Don Quijote de la Mancha

 

“Il cavaliere dell’eterna gioventù/ seguì, verso la cinquantina, /  la legge che batteva nel suo cuore./ Partì un bel mattino di luglio/ per conquistare il bello, il vero, il giusto./ Davanti a lui c’era il mondo/ coi suoi giganti abbietti/ sotto di lui Ronzinante/ triste ed eroico.”

Così  inizia la bellissima  poesia di Nazim Hikmet, dedicata al personaggio scaturito dalla mente di Cervantes. Il grande poeta turco con poche versi traccia la più grande sintesi che sia mai stata fatta dell’opera di Miguel De Cervantes. Ed è straordinario che un uomo del novecento così distante, nel tempo, nello, spazio, nella cultura, dal letterato spagnolo, riesca a intuire così profondamente la rara umanità dell’eroe della Mancha.

Ci avviciniamo a quest’opera con la dovuta umiltà e cercheremo di dire qualcosa su questo cavaliere apparentemente incongruo, assurdo, il quale sceglie una vita fuori dalla ragione dimostrando che è possibile vivere un sogno impossibile, senza essere distruttivo come lo sarebbe un pazzo. Il pazzo, delirando, altera la realtà; il poeta la fa … ricreandola.

Come tutte le grandi opere letterarie il Don Quijote offre al lettore vari livelli di lettura e di interpretazione. Noi vorremmo, sempre con molta cautela, interpretarlo da un punto di vista particolare: le modalità percettive del personaggio, vale a dire il suo modo di “vedere” e  di “pensare” la realtà.

Nel romanzo di Cervantes, Il cavaliere dalla triste figura, permea la realtà che incontra sulla sua strada con uno sguardo poetico, nel senso etimologico del verbo poieo: faccio.  Quindi potremmo dire che l’hidalgo della Mancha “fa la realtà”, la trasforma, in senso poetico, quel tanto che basta per rendere bella la sua vita, per sfuggire alla depressione, per dar senso all’esistenza che così com’è non ce l’ha. Quasi tutti noi conoscono solo il Don Quijote dei mulini a vento ma c’è ben altro. Ad esempio egli libera dei galeotti che erano stati condannati a dieci anni di remi solo per aver rubato un po’ di pane o un cesto di biancheria.

Ma perché lo fa, perché libera i prigionieri e poi difende un povero apprendista malmenato dal padrone, rischiando egli stesso la galera? Ebbene lo fa per tener fede a una promessa fatta alla “signora dei suoi pensieri” colei che ha nominato: Dulcinea del Toboso.  Dulcinea non è una brutta sguattera come dice chi crede nel sentito dire, senza magari aver letto neppure una riga dell’opera di Cervantes. Dulcinea è un’ideale di donna che riappare dal passato del protagonista: “Avvenne, a quanto si crede, che in un paesetto presso il suo, ci fosse una giovane contadina di bellissima presenza, della quale egli era stato, un tempo, innamorato: ma, a quanto si dice, lei non lo seppe mai…” .

Don Quijote stabilisce, per mezzo di questa immagine femminile interna, inconsapevolmente difesa e salvata, una “dialettica percettiva” con il reale, ed è quindi attraverso Dulcinea che Don Quijote percepisce e pensa la realtà. Questa immagine femminea diventa l’elemento irrazionale entro il quale egli si muove ribellandosi non solo alle ingiustizie ma anche al linguaggio imposto dalla consuetudine: il nostro eroe parla unicamente come, egli pensa, parlassero, i cavalieri erranti del medioevo: l’Hidalgo non si esprime mai utilizzando un linguaggio comune.

Quindi, dicevamo, non sono mai le leggi degli uomini o la ragione a guidare il suo fare, ma un’immagine ideale di donna ormai divenuta per Don Quijote etica interna e comportamento. La nipote, che non lo comprende, dice che egli cerca “el pan del trastrigo”, modo di dire intraducibile che significa più o meno: qualcosa di ancora più buono del pane fatto con la farina, qualcosa di impossibile: “Sognare un sogno impossibile per vincere un nemico invincibile”.

Già, sognare; e se la vicenda dei mulini a vento fosse un sogno? Se fosse un sogno si potrebbe interpretare come una lotta impari contro qualcosa di invisibile ed enorme; qualcosa di apparentemente invincibile che, però … si nutre  di vento, di nulla. Che senso ha allora combattere contro i mulino a vento? Forse, per Cervantes, la mulinomachia, rappresentava il combattimento contro la cultura della sua epoca, che proponeva, da una parte,  la ragione come unico modo di essere, dall’altra la religione come unica panacea per sconfiggere l’angoscia del nulla…generata dalla ragione. Ipotesi affascinante. Chissà, forse, inconsapevolmente, Cervantes, per mezzo di quel personaggio “strambo” creato dalla sua fantasia, lottò contro questi mostri che divorano il tempo umano, dato in dote agli esseri umani nell'istante della nascita.

Dopo tremila anni l’immagine dell’eroe puro, che con il “furbo” Odisseo, sembrava perduta per sempre, riappare con il Don Quijote. Egli è apparentemente, un personaggio emaciato e strano ma ha dentro di sé un’immagine femminile che rappresenta la fantasia interna irrazionale capace di trasformare la realtà. Cervantes crea un personaggio universale che diverrà un modello per raccontare un certo modo di essere. Possiamo citare due personaggi, tra i tanti, che hanno alcune similitudini con il protagonista dell’epopea donchisciottesca: Il Principe Myškin de L’Idiota di Dostoevskij e “il ragazzo che non parla” del film Il sogno della farfalla, sceneggiato da Massimo Fagioli, regia di Marco Bellocchio.

 

“Sognare un sogno impossibile…” anch’io, questa volta, ho chiesto al redattore una mezza pagina in più, per poter… sognare meglio. Ho scritto un po’ troppo. Ma è così, succede, quando si viene presi dalla passione…lo diceva anche Hikmet: “Lo so/ quando si è presi da questa passione/ e il cuore ha un peso rispettabile/ Non c’è niente da fare , Don Quijote,/ niente da fare/ è necessario battersi contro i mulini a vento/. Hai ragione tu, Dulcinea è la donna più bella del mondo/ certo/ bisognava gridarlo in faccia/  ai bottegai/ certo dovevano buttartisi addosso/  e coprirti di botte/ ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati/ tu continuerai a vivere come una fiamma/ nel tuo pesante guscio di ferro/ e Dulcinea/ sarà ogni giorno più bella.”

 

Gian Carlo Zanon, Tratto dalla rubrica di recensioni, Nel mezzo del cammin .. di Quattro Passi, Marzo 2007

Arte | 14/07/2010 - 18:55

Bebe Malo/Cattivo

 

Apparisti in una notte fredda
che  puzzavi di tabacco sporco e gin
la paura mi percorreva già
mentre incrociavi le dita dietro la porta
il Tuo viso di bel bambino
se l'è mangiato il tempo a partire dalle tue vene
e la tua insicurezza maschilista
si riflette ogni giorno nelle mie lacrimucce.

Una volta ancora, no per favore che sono stanca
e il cuore non ce la fa.
Una volta ancora, no amore mio per favore,
non gridare che i bambini dormono
Una volta ancora, no per favore che sono stanca
e non posso col cuore
Una volta ma, no amore mio per favore,
non gridare che i bambini dormono.

Divento come il fuoco
brucio i tuoi pugni di acciaio
e dal colore scuro delle mie guance

tiro fuori la forza
per guarirmi le ferite.

Rit. (
Cattivo, cattivo, cattivo, cattivo sei non
si danneggia chi si ama,
no tonto, tonto, tonto sei
che ti credi migliore delle donne
cattivo, cattivo, cattivo sei
non si danneggia chi si ama,
no tonto, tonto, tanto sei
che ti credi migliore delle donne
)

Il giorno è grigio quando ci sei
ed il sole appare di nuovo quando vai via
e la pena del mio cuore
io me la devo inghiottire col fuoco.
Il mio viso di bambina carina
è invecchiato nel silenzio

ogni volta che mi dici puttana

Il tuo cervello diventa sempre più piccolo

Rit. (...)

Divento come il fuoco
brucio i tuoi pugni di acciaio
e del colore scuro delle mie guance
tiro fuori la forza
per guarirmi le ferite.

Rit. (...)

Cattivo, cattivo, cattivo sei
cattivo sei, perché vuoi
Cattivo, cattivo, cattivo sei
non mi offendere che mi fa male
Sei debole e sei cattivo non crederti
migliore di me né di nessun altro
ed ora io mi fumo una sigaretta e
dopo ti metto il fumo nel cuoricino
perché cattivo, cattivo, cattivo sei,
tu cattivo, cattivo, cattivo sei,
se cattivo, cattivo sei, sempre
cattivo, cattivo brutto sei

 

 

Leggi l’articolo sottostante

Cronaca | 14/07/2010 - 18:41

Uomini - malati – che uccidono le donne


 

 Dodici donne uccise in due mesi. Undici uomini che hanno ucciso freddamente dodici donne. Un fatto destabilizzante che manda alla malora tutti i discorsi artificiosi fatti dai politici, tutti, quasi tutti, sulla sicurezza in Italia.

Sui giornali e televisioni vengono chiamati esperti, psichiatri, sociologi, antropologi, criminologi, ai quali viene chiesto il perché di questi efferati delitti. A parte una psichiatra, Elena Pappagallo, intervistata su TG3 Linea Notte di lunedì 13 luglio, che ha parlato di malattia e cultura dominante, quindi occidentale e cristiana, e Michela Marzano, che su La Repubblica di oggi, 14 luglio,ha parlato di cultura patriarcale, uscendo così dai soliti clichés mediatici, il resto degli “esperti” non hanno saputo dare risposte chiare, coerenti e quindi convincenti.

Queste due risposte, al femminile, che parlano di crimini contro le donne come espressioni patologiche e culturali, convincono, perché è proprio la cultura occidentale, patriarcale - ma anche quella mussulmana patriarcale - che rende congruo l’annullamento dell’umano, prima, e l’omicidio, poi, delle donne.

La cultura occidentale, che è essenzialmente patriarcale, nasce da un connubio tragico, tra filosofia greca, fondata sulla ragione, e religione giudaico-cristiana, finalizzato all’annullamento dell’identità femminile.

Questa cultura assolutamente misogina ha reso legittima e continua a legittimare una dinamica psichica presente negli uomini, malati psichicamente: la pulsione di annullamento verso l’altro da sé, verso chi pur essendo giuridicamente uguale è “creduto” delirantemente non umano, oppure come diceva Aristotele parlando delle donne “un’anomalia della specie”. Gli uomini, malati, hanno sempre creduto che le donne fossero non umane e la cultura lo confermava. Quindi le donne andavano tenute sotto controllo, vendute e comprate, e poi uccise come i cani.

Le donne, per la cultura cristiana, non hanno e non devono avere il desiderio: “non desiderare la donna d’altri” recita il comandamento … e il desiderio delle donne?  Inoltre non avendo la ragione debbono stare buone e ubbidienti chiuse in casa: “Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.” Nuovo Testamento, Prima lettera a Timoteo, 2:12–15, di Paolo di Tarso, noto anche come San Paolo.

Queste sono i pilastri e i paradigmi della nostra cultura: “le donne sono un’anomalia della specie” e quindi non appartengono propriamente alla specie umana, Aristotele; devono sottostare alla brama degli uomini gli unici a possedere il “desiderio” V Comandamento; La donna è perversa, colpevole di trasgressione, e deve “curarsi” restando schiava dell’uomo e partorendo figli, con dolore naturalmente, sennò i credenti non si divertono: San Paolo.

Questa è la terribile cultura che fa da sfondo e rende congrui i delitti che accadono in questi giorni di fronte all’assoluta indifferenza anche degli organi preposti per la protezione ai quali, quasi in tutti i casi, le vittime si erano rivolte denunciando per stalking, quelli che sarebbero diventati i loro assassini.

Certo non si può, e non si deve parlare di “delitti culturali” sarebbe fuorviante. Un omicidio di questo genere ,di solito, scatta quando il delirio di un malato di mente, reso congruo da questo tipo di cultura, viene messo in crisi da una donna che pone un fermo rifiuto a questa “pazzia razionale” che a poco a poco la fa morire dentro. Quando una donna si oppone al pazzo-normale che la vuole annichilire, che la “ama” e la vuole tutta per sé, quando dice no, basta, perché ha acquisito un minimo di speranza che gli permette di sapere che al di là di quel rapporto malato esiste la possibilità di una vita migliore dove poter realizzare la propria identità femminile, quando si separa, allontanando da sé la personificazione dell’istinto di morte, allora, in quel momento, il malato si sente perduto e uccide; uccide perché la donna non conferma più la sua “normalità” , perché vede in lei una speranza alla quale egli non può più accedere, e così pensieri, sogni ed affetti violenti tenuti celati da una “normalità” vengono in superficie … ed è l’assassinio brutale e lucido. Pazzia lucida, perché anche quando vengono uccise dopo un diverbio, l’assassino aveva portato con sé l’arma del delitto.

Questa è la pazzia del “normale”,  del vicino di casa che “ sembrava tanto una brava persona”. Questa è malattia di rapporto con l’altro da sé, resa visibile dall’omicidio, e resa congrua da una cultura che confonde gli affetti, chiama questi delitti passionali, perché il movente sarebbe il “troppo amore”. Infatti c’è un proverbio spagnolo che, forse ricordando il Don José della Carmen, dice “Hai amor que matan”, ci sono amori che uccidono. Ma l’affetto di Don José, come quello di tutti gli uomini che uccidono le donne, non è certamente amore è solo voler possedere un essere umano dove alienare ed occultare la propria pazzia.

 

L’homme révolté

 

Da  www.agoravox.it

 

 

"Ella" / “Lei”

Lei si è stancata di buttare la spugna

sta a poco a poco districandosi dalle tele di ragno.                                            

Questa notte non ha dormito

però non è stanca

non si è guardata nello specchio

però si sente affascinante.

 

Oggi lei si è messa colori sulle ciglia

oggi le piace il proprio sorriso, non si sente una estranea,

oggi sogna ciò che vuole, senza preoccuparsi di niente,

oggi è una donna che si rende conto del proprio io.

 

Oggi vai a scoprire che il mondo è solo per te,

che nessuno ti può fare del male, nessuno ti può fare del male.

Oggi va a comprendere che la paura

si può rompere sbattendo anche solo una volta la porta.

Oggi ridi perché i tuoi occhi

si sono stancati di essere pianto, di essere pianto,

oggi riesci a ridere persino di te

e vedere che ci sei riuscita.

 

Oggi vai ad essere la donna che hai voglia di essere,

oggi vai ad amarti come nessuno ti ha saputo amare.

Oggi guarda davanti che ciò che è dietro ti ha già fatto male abbastanza,

una donna che vale, una donna sorridente,

guarda come tutto passa, in fretta.

 

Oggi è nata la donna perfetta che aspettavano

ha rotto senza pudori le regole marchiate.

Oggi si è messa i tacchi per fare risuonare i suoi passi,

oggi sa che la sua vita non sarà mai più una tragedia.

 

Oggi vai a scoprire che il mondo è solo per te,

che nessuno ti può fare del male, nessuno ti può fare del male.

Oggi va a conquistare il cielo senza guardare quanto rimane del suolo.

Oggi vai ad essere felice anche se l’inverno sia freddo e sia lungo, e sia lungo,

oggi vai a ottenere di ridere persino di te

e vedere che ci sei riuscita.

 

Oggi vai a scoprire che il mondo è solo per te,

che nessuno ti può fare del male, nessuno ti può fare del male.

Oggi va a comprendere che la paura

Si può rompere sbattendo anche solo una volta la porta.

Oggi ridi perché i tuoi occhi

Si sono stancati di essere pianto, di essere pianto,

oggi riesci a ridere persino di te

e vedere che ci sei riuscita.

Arte | 13/07/2010 - 11:15

"mio unico amore nato dal mio unico odio"

L’immagine  femminile in Shakespeare

Da qualche giorno è nelle librerie la prima opera letteraria di un giovane scrittore, che insegna Italiano e Latino nei Licei di Roma: Paolo Randazzo. Questo suo lavoro, L’immagine femminile in Shakespeare, notevole sia dal punto di vista filologico che da quello ermeneutico, mette in crisi i metodi interpretativi utilizzati sinora; inoltre, come scrive Orietta Verdi nella presentazione, «La lettura si snoda appassionante e coinvolgente come un romanzo, (…)  addentrandosi nel mondo ignoto del rapporto amoroso tra uomo e donna, entro i cui confini  Randazzo si muove con assoluta sicurezza».

All’inizio del volume vengono narrati i presupposti storici dell’opera shakespeariane ad esempio il fatto importante della sincronia storica, delle opere più importanti del Bardo, con il regno di una donna, con una spiccata identità femminile: Elisabetta I.

Un altro pregio: all’inizio di ogni capitolo, dedicato ad un personaggio femminile dell’opera shakespeariana, Desdemona, Ofelia, Giulietta e Lady Macbeth, appare una fondamentale informazione sulle fonti letterarie di ogni tragedia.

Ma è comunque difficile raccontare, nello spazio di una recensione, un lavoro così importante e così denso di contenuti, dal quale si potrebbero sviluppare molti altri filoni di ricerca. Possiamo provare a “raccontare” l’atmosfera che si respira leggendo questo lavoro padrone di solide radici culturali e nello stesso tempo di un respiro universale, leggero, che appassiona.

In un clima culturale come quello che stiamo vivendo, dove ancora arrivano gli echi dei filosofi del “pensiero debole” e dove il razionalismo, con le sue rigide griglie interpretative, rimane l’unico strumento ermeneutico, l’autore gioca le sue carte, sparigliando i giochi ripetitivi che non hanno più la forza né di decifrare le opere d’arte universali né di arricchirle, donando loro senso e valore.

Le carte che l’autore utilizza per interpretare alcune immagini femminili, ma non solo, nell’opera shakespeariana, sono in parte svelate dalle prime parole della sua introduzione: «Questa ricerca parte da un’ossessione: come mai le eroine letterarie devono sempre morire fisicamente o psichicamente.»

“Ossessione” che potremmo tradurre come un rifiuto, forse inconsapevole, a questo paradigma assurdo, apparentemente normale, che dura da almeno quattromila anni”. «Una storia di Piramo e Tisbe, di more bianche che diventano nere per il sangue di amanti ingannati l’uno dall’altro. Una storia di Amore e Psiche, di buio che protegge l’amore, di lume acceso che fa sparire l’amore. Di conoscenza e di sesso che non riescono a stare insieme». Questa citazione, presente nel volume, di una frase tratta dal libro di Massimo Fagioli Bambino donna e trasformazione dell’uomo, sintetizza efficacemente questa assurda credenza, presente, da sempre, nella cultura occidentale, secondo la quale esiste un’assoluta impossibilità per donne e uomini di lasciarsi andare ad un rapporto di desiderio.

Il millenario mito babilonese di Piramo e Tisbe, raccontato da Ovidio ne Le metamorfosi, è il prototipo di Giulietta e Romeo: anch’essi per un “banale” incomprensione si suicidano entrambi; anche nella “fabula milesia”, Amore e Psyké, incastonata da Apuleio nella sua opera Metamorfosi, meglio conosciuta come L’asino d’oro, sono presenti quei tópos letterari che attraversando più di tremila anni di storia giungeranno sino a noi. La favola dei due amanti, Psyké  una mortale, ed Eros, figlio di Venere, non finisce però in modo tragico; essi riusciranno, dopo varie incomprensioni e peripezie, a coronare il loro sogno d’amore.

Ma forse la carta, più preziosa, quella nascosta nella manica, tirata fuori dall’autore, quasi di nascosto, è il metodo interpretativo utilizzato dall’autore che da una parte gli permette di svelare, sul nascere, le dinamiche distruttive presenti nei personaggi usciti dalla fantasia di Shakespeare, dall’altra gli consente la definizione della malattia e della sua patogenesi. I personaggi, sono la rappresentazione delle dinamiche psichiche che intercorrono tra gli esseri umani quando questi si ammalano: l’invidia, Jago; la bramosia, Lady Macbeth; la scissione del pensiero, Amleto; la pazzia che porta alla violenza omicida, Otello … ma, attenzione, afferma l’autore,  non è natura umana è malattia.

L’autore insegue, bracca da vicino i personaggi e, senza dar loro tregua, rende evidente la loro pazzia. La pazzia di Amleto diviene palese dopo che egli ha “visto” il fantasma del padre, per sua stessa dichiarazione «Il mio intelletto è malato».

Nel Macbeth la follia a deux nasce per una “decisione” lucida e razionale, portando prima alla perdita dell’immagine femminile di Lady Macbeth e poi alla disumanità di entrambi … e solo in un secondo momento ad uccidere il Re Duncan. «Venite spiriti che presiedete ai pensieri di morte; cancellate il mio sesso, colmatemi di crudeltà dalla corona ai piedi! Ispessite il mio sangue, sbarrate ogni accesso al rimorso: che nessuna ipocrita istanza di umanità scuota il mio disegno mortale o ne distorni l’effetto! Ecco il mio seno di donna: succhiate il latte in cambio di fiele» (…) «Ho allattato, e so quanta tenerezza si provi nell’amare il bambino che succhia il latte: e tuttavia, proprio mentr’egli si fosse rivolto in su a sorridermi, avrei strappato il mio capezzolo dalle sue gengive senza denti, e gli avrei fatto schizzar fuori il cervello, se l’avessi giurato, così come tu hai giurato di far questo».

Dopo aver letto questo libro possiamo dire che Shakespeare, da artista,“sapeva” che prima di uccidere un essere umano si deve uccidere ciò che c’è di più profondo in noi, l’immagine dell’altro da sé.

Il capitolo, Il personaggio di Giulietta nella tragedia shakespeariana, è un grande saggio linguistico. I due amanti vengono messi a confronto dal punto di vista dell’espressione verbale: qui vediamo un uomo, Romeo, ancora legato agli stilemi acorporei del Dolce stil Novo, e una donna,  Giulietta che lo incalza frustrando la sua astrazione:

 

            Romeo:           Per la felice luna che imbianca le cime di questi alberi, io giuro …

 

            Giulietta:        Oh, non giurare per la luna, per l’incostante luna che ogni mese muta il  cerchio della sua orbita; non vorrei che il tuo amore fosse come il moto della luna.

 

            Romeo:           E per che cosa devo allora giurare?

 

            Giulietta:        Non giurare; o giura per te, che sei il Dio che il mio cuore ama e sarai  creduto.

 

Paolo Randazzo esce dalla schiera di chi, nella storia della critica letteraria, ha saputo e voluto, interpretare queste tragedie di Shakespeare, solo come “fatalità” inscritta nel DNA degli esseri umani, e impossibilità di un rapporto sessuato tra donna e uomo che porti alla realizzazione dell’ identità umana di entrambi. Egli ha scritto questo importate libro separandosi dal passato e quindi interpretando a suo modo, con la propria identità, la fantasia di Shakespeare; forse per raccontare di una nuova immagine femminile, e di ciò che è stato, e di ciò che non sarà più.

L’autore de L’immagine femminile in Shakespeare, alla fine di quello che, per la sua “messa in scena”, potremmo definire un romanzo, lo  dice anche Orietta Verdi, cita un film di Ken Loach, Un bacio appassionato.

I due protagonisti, lui Pakistano, lei Irlandese, lui mussulmano, lei cattolica, come Giulietta e Romeo, lottano contro i muri alzati dalle famiglie e dalla società, che chiedono sempre la stessa cosa: che i figli si identifichino con padri e madri adeguandosi così alla cultura dominate. Questa volta, però, i due ragazzi riescono resistere e a continuare il loro rapporto d’amore, superando in questo modo quel muro impossibile, eretto in quattromila anni di storia:

 

Giulietta:        Come sei entrato, dimmi, e perché? Il muro dell’orto è alto e difficile a  scalare, e il luogo significa  morte per te …

 

Romeo:           Con le ali leggere dell’amore ha superato il muro; perché i  limiti di pietra non possono tener lontano l’amore, e ciò che l’amore può, l’amore osa …

  

Amanda Licheri

 

 


Il volume L’immagine femminile in Shakespeare, editore Terre Sommerse è già disponibile nelle librerie

 

Amore e Psike , via di S.Caterina da Siena

mel bookstore, via nazionale

farhenait 451, piazza campo dei fiori

libreria via del pellegrino

bibli a trastevere

libreria croce a termini

 

e nelle librerie Arion di;

 via eritrea

via veneto

piazza Montecitorio

scuderie del Quirinale

piazza vescovio ecc.

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Siti e Blogs collegati 

Segnalazioni:            

  www.segnalazioni.blogspot.com

Floremy’s:              

http://floremy.wordpress.com/

Paolo Izzo:    

www.paoloizzo.net

Coordinamento Luoghi Comuni:

www.luoghicomuni.noblogs.org

Maurizio Melandri:

www.mauriziomelandri.it

  

 

Avvertenze

 

Chi volesse mandare, un commento ad articoli apparsi su carta stampata, televisioni, o siti web, o scrivere una recensione, un articolo su argomenti di primo piano, una lettera , o qualsiasi altra espressione letteraria, non soggetti a diritti di autore, lo può fare mandando una e-mail a giancizeta@gmail.com

I testi verranno esaminati e, a discrezione della redazione del blog, verranno pubblicati su L’uomo in rivolta.

Il blog L'uomo in rivolta è a disposizione di tutti, privati, siti internet, giornali, riviste, vale a dire di qualsiasi tipo di pubblicazione.

 

I materiali attinti da questo sito web possono essere ripubblicati citandone la fonte: L'uomo in rivolta, www.luomoinrivolta.org

 


  

Debiti

Si è deciso che in questo campo grafico saranno pagati i ‘debiti letterari’ che hanno consentito, e continuano a consentire, la realizzazione di questo sito elettronico,  immaginario; immaginario perché, data la sua natura quasi immateriale è “fatto della stessa materia dei sogni”. Quindi debiti da pagare a quelle opere che da pensiero verbale sono assurte a verbalizzazione scritta. Parliamo di quelle opere che essendo divenute pubbliche hanno intessuto “con mille sconosciuti ‘altri’ un dialogo dagli esiti incerti”, dialogo che, a sua volta, nel corso del tempo, ha dato vita a pensieri che ora prendono vita su L’uomo in rivolta, poiché “il pensiero muove sempre  pensiero”.

Mille e mille pensieri seminati nell’infinito hanno germogliato, nel tempo … e, ora, ci si rende conto, scrivendo, dei continui inevitabili ‘furti’ che si fanno ogni volta che vengono tracciate parole emerse nella nostra mente.

Opere scientifiche, storiche, poetiche, epiche, giornalistiche, nelle loro varie forme, assediano, benevolmente, la nostra conoscenza, regalandoci sapere certo, note illuminanti, ma anche frasi compiute di autori, illustri e non, che in quel momento appaiono le più appropriate per svelare un’immagine o definire i contorni di un'idea, di un concetto.

Ecco, solo ora, dopo aver scritto poche righe, ci si rende conto che, solo a livello cosciente, già ci sono, oltre alle citazioni virgolettate, debiti da pagare ad altri autori che ci hanno consentito di usare un linguaggio e un metodo di concettualizzazione, che, si, ora, è nostro, ma è anche un ‘furto’ prometeico.

Forse amando con passione i pensieri incontrati, quelli buoni, che hanno mutato il nostro pensiero, e poi separandosene ... con passione, si può evitare di pagare troppo caro questo furto agli dei che può portare a sensi di colpa paralizzanti. Si può dire che i pensieri altrui, nei quali ci si è imbattuti durante il cammino dell’esistenza, hanno una grande ‘responsabilità’  per la formazione identitaria degli esseri umani. Formazione identitaria ed umana che permette il riconoscimento del genio intellettuale dell’altro da sé, consentendo così una 'separazione creativa' dall'autore, quasi sempre conosciuto solo tra le righe tipografiche dei libri.

In ogni caso per non incorrere nel 'delitto di appropriazione e plagio' ed uscire da questa impasse identitaria si è deciso di pubblicare una sorta di ‘bibliografia di formazione’, la quale, da una parte paga i ‘debiti letterari’ e dall’altra può fornire indicazioni a chi volesse conoscere meglio i percorsi letterari e umani che hanno dato vita a L’uomo in rivolta, attingendo direttamente, dalle fonti.

Verranno inserite solo quelle opere con una spiccata valenza formativa. Chiaro è che molto non verrà pagato perché sparso in mille rivoli di pensiero formatisi studiando antologie letterarie, poetiche; manuali di storia dell'umanità, di storia delle religioni, di storia della psicologia, della storia dell’arte, storia della filosofia , leggendo giornali, riviste, siti web e quant’altro; vedendo film, filmati e televisione, ascoltando radio, dischi, seminari, filmati, convegni, incontrando canzoni e cantori, la voce dell'altro ... eccetera, eccetera, eccetera.

 

 Bibliografia aggiornata alll' 14 agosto 2010

 

Nella bibliografia verranno inseriti solo i titoli delle opere e il nome dell’autore

 



Semi di sapienza

minima bibliografia formativa 



Αρχη′

(*) Massimo Fagioli:

Istinto di morte e conoscenza

La marionetta e il burattino

Teoria della nascita e castrazione umana

Bambino donna e trasformazione dell’uomo

Storia di una ricerca

Una vita irrazionale

Das Unbewusste. L’inconoscibile 

Fantasia di sparizione

Massimo Fagioli  2006 (articoli di left)

 


Giornali e riviste

Il sogno della farfalla 

left

Terra

Poeti e poesia

 

Filmografia

Sergej M. Ejzenštejn: Sciopero! - La corazzata Potëmkin - Ottobre - Aleksander Nevskij - Trilogia di Ivan il Terribile

Fritz Lang: Metropolis

Akira Kurosawa: Rashomon - I sette samurai - Il trono di sangue - Dersu Uzala - Kagemusha, l’ombra del guerriero – Ran - Sogni

William Wyler: Bhen Hur 

Orson Welles: Quarto potere – Othello - Lo straniero - Macbeth

Lucchino Visconti: Ossessione - Bellissima - Senso - Le notti bianche - Rocco e i suoi fratelli - Il Gattopardo - Lo straniero - La caduta degli dei - Morte a Venezia - Gruppo di famiglia in un interno - Ludwig - L'innocente 

 

Giuseppe de Santis; Riso amaro  

M. Antonioni: Cronaca di un amore - L’avventura - La notte - L’eclissi - Deserto Rosso - Blow-up - Zabriskie Poin - Professione reporter - Identificazione di una donna

Federico Fellini: Lo sceicco bianco - I vitelloni - La strada - Le notti di Cabiria - La dolce vita  -

8 ½ - Giulietta degli spiriti -  Satyricon - I clowns - Roma - Amarcord  - Casanova - Prova d'orchestra - La città delle donne

Ingmar Bergman: Il volto - Sorrisi di una notte d’estate - IL settimo sigillo - Il posto delle fragole - La fontana della vergine - Come in uno specchio - Scene di un matrimonio - Sussurri e grida - Fanny e Alexander -Il segno 

G. Mingozzi: Flavia la monaca Mussulmana

E.M. Salerno: Anonimo veneziano

Elio Petri: Indagine su un cittadino …

Elia Kazan: Un tram che si chiama Desiderio

Elia Kazan: Viva Zapata!

Joseph L. Mankiewicz: Giulio Cesare

László Benedek: Il selvaggio

Elia Kazan: Fronte del porto

Sidney Lumet: Pelle di serpente

Lewis Milestone: Gli ammutinati del Bounty

Charlie Chaplin: La contessa di Hong Kong

John Huston: Riflessi in un occhio d'oro

Francis Ford Coppola: Il padrino

Arthur Penn: Missouri

Francis Ford Coppola: Apocalypse Now – Taxi dryver

Gillo Pontecorvo: Kapò  - La battaglia di Algeri - Queimada  - Ogro

Stanley Kubrick: Orizzonti di gloria - Spartacus - Il dottor Stranamore - Odissea nello spazio - Arancia meccanica - Barry Lyndon - Shining - Full Metal Jacket - Eyes Wide Shut

Arthur Penn: La caccia

Roger Vadim: Tre passi nel delirio, E.A. Poe "Metzengerstein"

Roger Vadim: Barbarella

Sydney Pollack: Non si uccidono così anche i cavalli?

Alan J. Pakula: Una squillo per l'ispettore Klute

Alan J. Pakula: Arriva un cavaliere libero e selvaggio

François Truffaut: I 400 colpi - Fino all’ultimo respiro - Jules e Jim - Baci rubati - La sposa in nero - Il ragazzo selvaggio - Adele H, una storia d’amore - L’ultimo metrò - La signora della porta accanto - Finalmente domenica - Ultimo tango a Parigi - Il conformista – Novecento – L’ultimo imperatore - Io ballo da sola - The dreamers - L’assedio

G. Saks: A piedi nudi nel parco

S. Pollack: Corvo Rosso non avrai il mio scalpo

S. Pollack: I tre giorni del condor

F. Zinnemann: Giulia

Valerio Zurlini: Il deserto dei Tartari

Liliana Cavani: Il portiere di notte - I cannibali - Milarepa

Emir Kustarica: Ti ricordi di Dolly Bell

Robert Redford: Ordinary People 

Luc Besson: Nikita – Leon - Giovanna D’Arco - Angel-a

Andreij Tarkovskij: Stalker – Solaris - Andreij Rubliov - L’infanzia di Ivan

Massimo Fagioli: Il cielo della luna

Marco Bellocchio: I pugni in tasca - Salto nel vuoto - Diavolo in corpo - Il sogno della Farfalla - La condanna - Il principe di Homburg

Werner Herzog: Cuore di vetro - Caspar Hauser - Aguirre, furore di Dio – Nosferatu – Fitzcarraldo - Dove sognano le formiche verdi

John Landis: Blues Brothers 

Win Wenders: La lettera scarlatta - Alice nelle città - Nel corso del tempo - Falso movimento - L’amico americano – Hammet - Paris, Texas - Il cielo sopra Berlino - Lisbon story - Buena Vista Social Club - Nik’s Movie

Michael Cacoyannis: Zorba il Greco

Roman Polanski: Rosemaris’s Baby

Nagisa Oshima: L’impero dei sensi

Charles Crichton: Un pesce di nome Wanda

Hans-Christian Schimid: Requiem 

Richard Donner: Iady Hawke

Alejandro Amenabar: Agorà

Alejandro Amenabar: Mare dentro

Peter Mullan: Magdalene

A.G. Iñarritu: Babilon

Mel Brooks: Frankenstein Junior 

Walter Salles: I diari della motocicletta

Sally Potter: Lezioni di tango

Sally Potter: Orlando

Manoel de Oliveira: Francisca - La valle del peccato - Il principio dell’incertezza - Un film parlato

Krysztof Kieslowski: La doppia vita di Veronica

Tim Burton: Edward mani di forbice

Milos Forman: Amedeus

Carlos Reygadas: Battaglia nel cielo

Mel Gibson: Braveheart

 

Antropologia

J.J. Bachofen: Il matriarcato

L. Feuerbach: L’essenza del cristianesimo

L. Feuerbach: L’essenza della religione

E.De Martino: Il mondo magico - Magia e civiltà - Sud e magia

Theodor G.H. Strehlow:  I sentieri dei sogni

Antonio  Prete: Nostalgia

Roberto Zapperi: L’uomo incinto

Livia profeti: Identità umana

 

Arte

Aristotele: Poetica

A cura di Luigi russo: Vedere l’invisibile (Nicea e lo statuto dell’immagine)

Anna Maria Panzera: Caravaggio e Giordano Bruno

Angiola Maria Romanini: L’arte medievale in Italia

Mario De Micheli: Le avanguardie artistiche del Novecento 

 

Biografie e autobiografie 

Michele Ciliberto: Giordano Bruno – Il teatro della vita

Anacleto Verrecchia: Giordano Bruno

Enit Starkie: Jean-Arthur Rimbaud

Pablo Neruda: Confieso que he vivido - Per haber nacido he nacido

Abelardo: Lettere di Abelardo e Eloisa

Anne Samuel Charters: Majakovskij e Lili Brik

Lamberto Antonelli: Beatrice Cenci

Naghib Mahfuz: Echi di una biografia

Lucy Freeman: La storia di Anna O.

 

Cinema

Gallimard: Il Cinematografo

A cura di Goffredo Fofi: Zhang Yimou

Marco Bellocchio: Sceneggiatura: Salto nel vuoto

M. Bellocchio e M: Fagioli: Sceneggiatura: La condanna

Wim Wenders: Sceneggiatura: Nel corso del tempo

M. Antonioni: Sceneggiatura: Tecnicamente dolce

B. Bertolucci: Sceneggiatura: Ultimo tango a Parigi

Liliana Cavani: Sceneggiatura: Il portiere di notte

André Bazin: Che cos’è il cinema

Sergej M. Ejzenštejn: Lezioni di regia

Sergej M. Ejzenštejn: Visse, scrisso, amo …memorie

Mario Verdone: Il cinema a Roma

 

Economia e società

Max Weber: L’etica protestante e l’etica del capitalismo

Karl Marx: Il Capitale

John Perkins: Confessioni di un sicario dell’economia 

John Perkins: ….

 

Filosofia 

 A cura di Alessandro Lami: I presocratici (testi)

A cura di Walter Leszl: I presocratici

A cura di Luciano Perinetto: Eraclito, i Frammenti

Giordano Bruno: De anima - De vinculis in genere - I dialoghi Italiani - De la causa, principio e uno - La cena delle ceneri

Giorgio Colli: La sapienza greca

Aristotele: Poetica

Lucrezio: De rerum natura

Dimitri Gutas: Pensiero greco e cultura araba

Thomas More: Utopia

Campanella: La città del sole

Karl Marx: Differenza … Democrito e di Epicuro

Fulvio Iannaco: Heghel viaggio da Atene a Berlino

Richard H. Weisberg: Il fallimento della parola

Luc Ferry e Alain Renaut: Il 68 pensiero

Immanuel Kant: Critica della facoltà del giudizio

Friedrich Nietzsche: Così parlò Zarathustra - La nascita della tragedia - Lettere da Torino

Albert Camus: Opere filosofiche

Michel Onfray: Trattato di ateologia 

 

Letteratura

Omero: Odissea - Iliade 

Esiodo: Teogonia

Platone: Apologia di Socrate

Virgilio: Eneide

Ovidio: Le metamorfosi

Nonno di Panopoli: Le dionisiache

Apuleio: L’asino d’oro

Petronio: Satiricon 

Boccaccio: Decameron

San Agostino: Le confessioni

Dante Alighieri: La divina Commedia

Baldassarre Castiglione: Il Cortegiano

Macchiavelli: Il principe

Anonimo: La vida de Lazarillo de Tormes …

Francisco Delicado: La Lozana Andalusa

Fernando de Rojas: Comedia y tragicomedia … La celestina 

Giordano Bruno: I dialoghi Italiani

Milton: Il paradiso perduto 

Cervantes: Don Quijote de la Mancha

J.W. Goethe: I dolori del giovane Werther

J.W. Goethe: Faust

Kierkegaard: Diario di un seduttore

Mary Shelley: Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno

E.T.A.Hoffmann: L’uomo della sabbia e altri racconti

R.L. Stevenson: Lo strano caso del Dr. Jeyll e di Mr Hyde

H.G. Wells: L’uomo invisibile

H.G. Wells: Il paese dei ciechi

Bram Stoker: Dracula il vampiro

Gaston Leroux: Il fantasma dell’Opera

Théophile Gautier: La Mummia

Gustav Meyrink: Il Golem

William A. Seabrook: Gli Zombi, ovvero, I morti che lavorano

Giacomo Leopardi: Opere morali

Foscolo: Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Próspero Mérimee: Carmen, doble error 

Fëdor Dostoevskij: i  romanzi

H. Von Kleist: La marchesa di O… - Michael Kohlhaas 

Franz Kafka: La metamorfosi e altri racconti - Lettera al padre - Il castello - Il processo 

Robert Graves: Io Claudio 

Tomas Mann: Tonio Kröger - Morte a Venezia – Faust

Heinrich Mann: L’angelo azzurro

Luigi Pirandello: Romanzi e racconti

Michail Bachtin : Dostoevskij

Michail Bachtin : Estetica e romanzo

Erich Auerbach: Mimesis

 (*)Albert Camus: Opere (romanzi e racconti)

H.P.Lovecraft: i romanzi

(*)Albert Camus: Mi rivolto dunque sono (scritti politici)

(*)Jean Daniel: Resistere all’aria del tempo (con Camus)

Joseph Conrad: Romanzi e racconti

Melville: Romanzi e racconti

Ramon J.Sender:  … Lope de Aguirre

Joyce: Ulisse

Alejo Carpentier: Los pasos perdidos 

Henry Miller: Tropico del Cancro

(*)Henry Miller: Ai piedi della scala

Iréne Némirovsky: Due

Anne Frak: Diario

Curzio Malaparte: La Pelle

Cesare Pavese: Dialoghi con Leucò

Cesare Pavese: La luna e i falò

Buzzati : Il deserto dei Tartari

Jorge Amado: Teresa Batista stanca di guerra

Michael Ende: La storia infinita - Momo

Jamaica Kincaid: Autobiografia di mia madre

Robert Shneider: Le voci del Mondo 

(*)Édouard Glissan : Poetica del diverso

Armando Gnisci : creoli, meticci, migranti, clandestini e ribelli

Tommaso Landolfi: La pietra lunare

Vitaliano Brancati: Don Giovanni in Sicilia

Samuel Becket: Proust

Italo Calvino: Racconti - Lezioni americane - Le città invisibili - Il Visconte dimezzato

Queinò: Odile – I fiori blu

Patrick Süskind: Il profumo

Heinrich Böll: Opinioni di un clown

Mario Vargas Llosa: Il narratore ambulante

Pierre Louÿs: La donna e il burattino 

(*) Susanne Portmann: Lasciando il bosco - Nel fondo dell’occhio

(* )Michela Murgia: Accabadora 

(*) Paolo Izzo: Il dentro del suono

Paolo Izzo: Dopo le nuvole

Verga: Romanzi e novelle

Antonio Tabucchi: Sostiene Pereira

Giuseppe Scaraffia: La donna fatale

Gianna Sarra: La sindrome di Eloisa

Livia profeti: Identità umana

(* ) Elsa Osorio: Lezione di tango

Salwa Al-Neimi: La prova del miele

José Saramago: Cecità - Caino 

 

Linguaggio

Giovanni Semerano: La favola dell’indeuropeo

Giovanni Semerano: L’infinito: un equivoco millenario

Tullio De Mauro: Linguistica elementare

Robert Graves: La Dea Bianca

J. Friedrich: Decifrazioni delle scritture scomparse

 

Mitos, logos; pensiero ed etica degli antichi

Apollodoro: I Miti

Robert Graves: I miti Greci

Robert Graves: La Dea Bianca 

Fraser: Il ramo d'oro

J.J. Bachofen: Il matriarcato

E. Rohde: Psiche

F. Dürrenmatt: La morte della Pizia 

Bruno Snell: La cultura greca 

L. Coupe: Il mito

Giorgio Colli: La Sapienza greca

Mario Vegetti: L’etica degli antichi

Mario Vegetti: Il coltello e lo stilo

Mario Vegetti: Tra Edipo e Euclide

Wenekind: Lulù

C.M. Bowra: L’esperienza greca

Eva Cantarella: Secondo natura

Eva Cantarella: I supplizi capitali

Eva Cantarella: Itaca

Eva Cantarella: L’amore è un dio

Fausto Codino: Introduzione a Omero

Cesare Pavese: Dialoghi con Leucò

Vernant e Vidal-Naquet: Mito e tragedia nell’antica Grecia - Mito e tragedia due

J-P Vernant: Mito e pensiero presso i Greci

A cura di Bertie Gasparri: Dionysos, mito e mistero

A cura di R. Bianchi Bandinelli: Storia e civiltà dei Greci

A cura di Ornella Rota: Mithos … Zorba il Greco

Eric R. Dodds: I Greci e l’irrazionale

F. Graf: Il mito in Grecia 

A cura di N.K.Sandars: L’epopea di Gilgameš

R.B: Onians: Le origini del pensiero europeo

Garfield e Blishen: Al principio erano gli dei

Enrico Montanari: Il mito dell’autoctonia - Roma, momenti di una presa di coscienza culturale - Mito e storia … 

Giulio Giorello: Prometeo, Ulisse, Gilgameš (figure del mito)

Livia profeti: Identità umana

Angelo Brelich: Introduzione alla storia delle religioni 

 

Poesia

Aristotele: Poetica 

Poesia classica greca: a cura di

Poesia classica latina: a cura di

Poesia spagnola: a cura di

Nazim Hikmet: … tutte le poesie

Pavese: tutte le poesie

Montale: … tutte le poesie

Pablo Neruda: … tutte le poesie

Ghianni Ritsos: Erotica

Adonis: Poesie d’amore

Hölderlin: Liriche

(*)Derek Walkot: Mappa del nuovo mondo

Derek Walkot: Prima luce

Hölderlin: Poesie della torre

 

Storia della Psicologia

Sigmund Freud: I casi clinici

Lucy Freeman: La storia di Anna O.

Ellemberger: La scoperta dell'inconscio

G. Zilboorg e G. Henry: Storia della Psichiatria

 

Storia

Erodoto: Le storie

Francesco Guccirdini: La storia d’Italia

H.Heine: La Germania 

Hanna Arendt: La banalità del male

Lewis Mumford: Storia dell’utopia

A.M. Corbo: Cantori, artisti(..) alla corte dei papi

Ludovico Gatto: Il medioevo e le sue fonti

Duby e Perrot: Storia delle donne

Karlheinz Deschner: Storia criminale del cristianesimo

W.E.Soriano: Los Incas

A.Gomez e H.Zapata: La historia del Perù

Francisco Carrillo: El Inca Garsilaso de La Vega

Jules Michelet: Giovanna D’Arco - La Strega

Mario Liverani: Uruk la prima città

A cura di E. Greco: Venticinque secoli … della democrazia

Duby e Perrot: Storia della donne

M.F.B. Brocchieri: Cristiani in armi

Angelo Brelich: Introduzione alla storia delle religioni 

 

 

 Teatro Opere

(*)Sofocle, Eschilo, Euripide: Tutte le tragedie

Seneca: Tutte le tragedie

Sofocle, Anouilh, Brecht: Antigone, (Variazioni sul mito)

Calderon de La Barca: La vida es sueño y los Autos Sacramentales

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